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Raramuri

Sono super-maratoneti, detengono ogni record mondiale di corsa dai 100 km in su, ma vivono nell’anonimato e nella povertà più profondi nella Sierra Madre del Messico del Nord. Sono gli indios Tarahumara, una tribù dimenticata dai bianchi, da essi considerati il diavolo, e dal loro stesso Dio. Si sono dati un nome poetico, Raramuri, «piedi che corrono», perché su queste lunghissime distanze volano come se volessero salire al cielo. Non c’è nessuno che li batta, perché per loro i piedi sono delle ali. Vivono di agricoltura e di una strana caccia, quella ai cervi, non con l’arco e le frecce ma coi piedi, la loro unica arma: sfiancano gli animali correndo loro dietro giorni e giorni, finché la preda non si abbatte esausta. Roba da leggenda...
Ennio Caretto
“Corriere della Sera” - 31/07/2002

Citazione presa dal libro: "SOFTWARE LIBERO PENSIERO LIBERO"

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Ellekappa
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Riflessioni


scritto da: prefazione di Antonio, brano di Pallante
April 28, 2010

Ho letto questo brano nel libro di Pallante intitolato "La decrescita felice". Mi ha fatto tenerezza. Sembra la preghierina della sera a Gesù bambino. Qualcuno che si era illuso di capire i meccanismi e i vantaggi del progresso, ma che adesso è sorpreso e spaventato di fronte a risvolti imprevisti. E non sa bene cosa pensare.

 




Prima di trasferirmi in città per trovare lavoro, al paese ho sempre bevuto acqua di sorgente. L'acqua dell'acquedotto non ce la faccio proprio a berla. Ma con i soldi dello stipendio posso comprarmi l'acqua di sorgente imbottigliata. E pagare la benzina necessaria per andare a prenderla e portarla a casa. Sì lo so che al paese non la pagavo nulla e che le bottiglie di plastica fanno aumentare i rifiuti, ma io ho una coscienza ecologica e sono convinto che non c'è futuro per l'umanità senza uno sviluppo sostenibile. Per questo faccio una scrupolosa raccolta differenziata.  Inoltre comprando l'acqua in bottiglia sostengo l'occupazione nelle aziende che producono bottiglie di plastica, nelle aziende che imbottigliano l'acqua, nelle aziende di trasporto, nelle agenzie pubblicitarie che inventano tanti spot spiritosi, nelle aziende che raccolgono e smaltiscono i rifiuti. Sono un benefattore dell'umanità.

Eppure, nonostante i miei comportamenti virtuosi, adesso vogliono costruire un termovalorizzatore nel quartiere in cui abito. Dicono che è un impianto sicuro e non emette inquinanti, come i vecchi inceneritori. Anzi, le ultime analisi dimostrano che ne esce un'aria più pulita di quella che entra. D'altra parte se i rifiuti aumentano occorrerà pure trovare un sistema ecologicamente corretto di smaltirli.

Però l'inceneritore, pardon il termovalorizzatore, avrei preferito che lo facessero un po' più lontano da casa mia.

 

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scritto da: Antonio
March 31, 2010

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scritto da: Antonio
March 26, 2010

L’Italia al microscopio. Una descrizione più fedele e minuziosa non è davvero possibile. Forse un giorno questo breve documentario satirico verrà incluso negli archivi storici riguardanti il ventennio Berlusconiano a cavallo del nuovo millennio, dominato da una politica bassa e meschina, dall’assenza di valori, e dalla feccia che risale il pozzo. Lo mostreremo ai nostri figli come testimonianza del passato, e resterà nei nostri annali al posto degli editoriali annacquati di quei sedicenti giornalisti venduti che con indefessa convinzione giustificano quello che sta accadendo sotto i loro occhi. E resterà assieme ai monologhi di altri artisti che in assenza di un’alternativa credibile si sono caricati sulle spalle l’arduo compito di salvare questo bistrattato Paese



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scritto da: prefazione Antonio, brano e video Maurizio Pallante
March 7, 2010

Volevo lasciarvi con una serie di video di Maurizio Pallante (trovati su youtube) a proposito della Decrescita Felice. Consiglio vivamente di guardarli, a mio modestissimo parere si tratta di spunti di riflessione utili e chiari, in parte ovvi (con il senno di poi), in parte rivoluzionari. Sono delle linee guida per la politica e la società e focalizzano una serie di problemi che tutti sentiamo, forse, ma che spesso non riusciamo a distinguere. Spostano il punto di vista dal quale siamo abituati ad osservare l'economia, valorizzando aspetti solitamente trascurati, e indicando aspetti che spesso vengono dati per scontati, ma che scontati proprio non sono. Il problema è l'ammasso di preconcetti che ci annebbiano la vista e che ci fanno ricadere nelle medesime considerazioni trite e ritrite. Il tentativo della decrescita (da distinguere dalla recessione) è quello di analizzare il problema economico con un approccio innovativo. Si vuole mettere in dubbio le fondamenta stesse dell'economia per provare a sintetizzare delle conclusioni del tutto nuove e spesso illuminanti.

Vi lascio inoltre una descrizione della decrescita fatta da Pallante:

La decrescita è elogio dell' ozio, della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c'è progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all' effimero; attingere al sapere della tradizione; non identificare il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamare consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell'acquistare non è il consumo ma l'uso; distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione. La decrescita è la possibilità di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ri-collochi l'economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio.

Maurizio Pallante  

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scritto da: prefazione Antonio, testo Lawrence Lessig
February 16, 2010

Vi lascio con le parole con le quali Lawrence Lessig descrive il lavoro della Free Software Fondation (FSF) a favore della libertà, un valore che sta via via scomparendo (benché i nostri brillanti amministratori stiano cercando di farci credere il contrario)

Antonio

 


 

The people at the Free Software Foundation asked me to do a short pitch to support the Free Software Foundation, and I'm happy and honored to do that. Indeed here in my office at Harvard Law School you can see one of the posters I most proudly have up is the award I got, the Free Software Foundation's freedom award, which was an extraordinary honor that I received for ideas that I felt like I was just copying and spreading from Richard Stallman.
Lawrence Lessig

As I've said many times the Free Software Foundation and Richard Stallman's work represents the most important work for freedom that this culture, the American culture, has seen in many many generations because it takes the ideas of freedom and it removes it from the ivory tower, and it removes it from lawyers, and places it in a community--a technology community--that is one of the most important communities defining the contours of freedom that most people in our culture and increasingly around the world will know. And to have the battles over these ideas of freedom expressed in this context is extraordinarily important.

We took the same ideas that Richard launched in the Free Software Foundation and tried to carry them over to culture, in areas of music and art and education and science to take the same struggle to define what the scope of a free culture should be and have people from those communities engage in that conversation. So we've benefited enormously from the ideas that Richard first launched in the Free Software Foundation and in the free software community more than 25 years ago and we think people ought to give back to those who inspire in such an extraordinary way.

I'm honored to contribute again this year as I do every year and I would hope you do to, because this is a movement that needs our support. Not just in the context of technology, but in every place where these ideas of freedom need to be pushed. So thank you for this opportunity and thank you for supporting the Free Software Foundation.

Lawrence Lessig


Sito FSF con testo dell'intervento

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scritto da: Antonio
January 24, 2010

Costruire ancora strade mi sembra assurdo. Non ce ne sono già abbastanza? Guardatevi attorno, ormai l'aspetto caratteristico delle nostre città è l'insieme delle distese di cemento e delle file luccicanti e sferraglianti di automobili. Dentro quelle automobili ometti impazienti di giungere a destinazione. Ma vi piace davvero? Quando viaggiate in auto e siete travolti da questo flusso di veicoli che vi circonda, inglobati nel traffico, vi divertite? Non avvertite questo distacco sempre più profondo dalla nostra natura animale che anziché asfalto e smog chiede prati verdi e aria fragrante? Non vi sentite frustrati da questa frenesia diffusa che vive nelle strade e che vi cozza contro ad ogni curva, ad ogni sorpasso, ad ogni semaforo arancione, ad ogni incrocio, ad ogni clacson sguinzagliatovi contro? Offesi. Increduli. Stanchi. Mi domando se tutto questo ingorgo ha uno scopo concreto, come concreto è il bisogno di respirare e dormire, se è davvero una cosa che dobbiamo assolutamente sopportare essendo creature dall'intenso bisogno sociale. Che cosa accadrebbe se tutti ci fermassimo per un attimo, per un giorno, per una settimana, se tutti ci fermassimo e iniziassimo a domandarci dove stiamo correndo?

 

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scritto da: prefazione Antonio, brano di Roberto Saviano
January 1, 2010

Per iniziare l'anno con i migliori propositi vi lascio con l'estratto di un brano di Roberto Saviano che ho da poco letto. Lo so, non è un pezzo allegro e spensierato come forse ci si meriterebbe di leggere oggi, ma è toccante e ben scritto, come tutti i brani di Saviano.

 



Mi chiedo: ma questa terra come si vede, come si rappresenta a se stessa, come si immagina? Come ve la immaginate voi la vostra terra, il vostro paese? Come vi sentite quando andate al lavoro, passeggiate, fate l'amore? Vi ponete il problema, o vi basta dire "così è sempre stato e sempre sarà così"?

Davvero vi basta credere che nulla di ciò che accade dipenda dal vostro impegno o dalla vostra indignazione? Che in fondo tutti hanno di che campare e quindi tanto vale vivere la propria vita quotidiana e nient'altro? Vi bastano queste risposte per andare avanti? Vi basta dire "non faccio niente di male, sono una persona onesta" per sentirvi innocenti? Lasciarvi passare le notizie sulla pelle e sull'anima? Tanto è sempre stato così, o no? O delegare ad associazioni, Chiesa, militanti, giornalisti e altri il compito di denunciare vi rende tranquilli? Di una tranquillità che vi fa andare a letto magari non felici ma in pace? Vi basta veramente?

Roberto Saviano

 

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scritto da: Antonio
December 17, 2009

In questi giorni due grandi giornali quali sono Libero e ilGiornale ci fanno sapere che chi legge il Fatto Quotidiano è uno stupido o un terrorista. Ebbene, eccomi qui a confessare. Sono uno stupido. Non sono un terrorista, ma solo perché la mia bassa intelligenza va a braccetto con l'inettitudine. Non ne sarei materialmente capace.

Ma permettetemi di rilanciare. Un vero coglione, antropologicamente deviato e diverso dal resto della razza umana. Come definireste uno che non vota Berlusconi? Insano di mente. Ma le mie maggiori colpe sono ben altre e ben più gravi. Ad inchiodarmi nel mio status di ritardato mentale ci pensano il mio ottimismo e la mia fiducia nel domani, perché solo un cerebroleso potrebbe davvero credere che questa Italia possa mai svegliarsi dal letargo secolare che l'affligge. E poi come definireste uno che crede che l'evasione fiscale sia un reato e che la Giustizia debba valere anche per i potenti e non solo per i morti di fame? O che sente maggior gratificazione dal rispetto verso le regole e verso gli altri che non dalla scientifica applicazione della propria furbizia? Uno che ritiene finanche di poter lasciare il segno, cambiare le cose, coinvolgere le persone, costruire un'alternativa, far valere la propria libertà?

No no, lasciatemi dire, hanno ragione Feltri e BelPietro e io mi ci sono riconosciuto non appena l'ho letto.

Grazie a loro, ora so chi sono.

 

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