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Raramuri

Sono super-maratoneti, detengono ogni record mondiale di corsa dai 100 km in su, ma vivono nell’anonimato e nella povertà più profondi nella Sierra Madre del Messico del Nord. Sono gli indios Tarahumara, una tribù dimenticata dai bianchi, da essi considerati il diavolo, e dal loro stesso Dio. Si sono dati un nome poetico, Raramuri, «piedi che corrono», perché su queste lunghissime distanze volano come se volessero salire al cielo. Non c’è nessuno che li batta, perché per loro i piedi sono delle ali. Vivono di agricoltura e di una strana caccia, quella ai cervi, non con l’arco e le frecce ma coi piedi, la loro unica arma: sfiancano gli animali correndo loro dietro giorni e giorni, finché la preda non si abbatte esausta. Roba da leggenda...
Ennio Caretto
“Corriere della Sera” - 31/07/2002

Citazione presa dal libro: "SOFTWARE LIBERO PENSIERO LIBERO"

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Ellekappa

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Riflessioni


scritto da: Antonio
January 2, 2012

Molti credono che parlare della decrescita sia come parlare della recessione provando a mascherare gli effetti negativi che questa certamente porterà alla società attuale. Disoccupazione, povertà, ingiustizia sociale, infelicità. Un tirare volontariamente la cinghia visto e considerato che abbiamo avuto troppo e che dobbiamo prepararci ad un periodo di magra. La decrescita è sicuramente una frugalità conviviale, ma non solo questo.

Come ci ricorda Latouche la parola decrescita porta con sé un progetto sociale e politico. Bisognerebbe parlare di società della decrescita, così come di società della crescita. Ad esempio la decrescita non pensa alla diminuzione del PIL come fine, la decrescita consiglia delle scelte individuali o collettive che portano ad un miglioramento della qualità della vita e hanno come conseguenza la diminuzione del PIL. Ma quest'ultimo aspetto è del tutto secondario, perché chi parla di decrescita non vuole diminuire il PIL, vuole abolire il PIL come indicatore del benessere collettivo. Cioè vuole infischiarsene del fatto che il PIL cresca o cali, non basare le scelte sull'andamento che tali scelte produrranno sul PIL. Il PIL è un indicatore della società della crescita, abolire il PIL significa contestualmente uscire dalla società della crescita.

(continua..)

 

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scritto da: Antonio
December 24, 2011

Lo dicono in molti, lo penso anch'io. Il debito pubblico è il motore dell'economia e dei consumi. Se vi è capitato di ascoltare qualche economista o politico spiegare cosa pensa della crisi vi sarete accorti che l'idea di base è più o meno la seguente: dobbiamo crescere così avremo più guadagni, se avremo più guadagni lo stato incasserà più introiti, se lo stato incasserà di più potrà continuare a ripagare il debito (o, solitamente taciuto, i suoi interessi). Quindi la ricetta per il debito è la crescita, necessaria a ripagare il debito stesso. Da qui si vede che il debito è il motore della crescita, la quale ci fornisce questo stile consumistico che non vogliamo abbandonare. Perciò il debito, anche se si potesse, non deve essere eliminato.

(conitnua..)

 

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scritto da: Antonio
November 15, 2011

Molti stanno ancora festeggiando per la dipartita di Berlusconi dopo che i mercati mondiali hanno decretato la sua fine. I partiti d'opposizione fingono di essere la causa delle sue dimissioni, mentre invece il mandante è la finanza. Lo spread ha costretto Berlusconi a dimettersi.

Ricordo che prima delle elezioni del 2008 Beppe Grillo diceva che la crisi ci avrebbe colpito in pieno nel corso della legislatura e che Berlusconi sarebbe durato un anno e mezzo. Ha sbagliato, ma di poco, è durato tre anni. Però aveva ragione: non è stata la politica a togliergli la fiducia ma i banchieri europei. Sebbene Berlusconi se ne sia andato seguendo il cerimoniale imposto dal caso, si sia formalmente dimesso perché ormai senza più una maggioranza, sono certo che senza la crisi della borsa e lo spauracchio dello spread sarebbe rimasto in carica fino al 2013. Ha superato gli scandali sessuali e giudiziari, ma quando la finanza lo ha deciso ha dovuto lasciare impotente la poltrona.

Ho sempre criticato Berlusconi fin dal primo giorno del suo governo per i mille motivi che tutti sappiamo, ma non posso credere che la gente stia festeggiando l'arrivo dei banchieri al governo. Per conto mio siamo passati dalla padella alla brace. Sebbene io non sia e non sia mai stato marxista, credo che il compagno Lenin si rivolterebbe nella tomba ad osservare la sinistra italiana che chiede ai banchieri e al capitale finanziario di scacciare il suo avversario politico (della sinistra) e di prendere il potere nelle proprie mani.

Io non so che cosa sia realmente lo spread e non capisco fino in fondo il meccanismo del debito, ma non è possibile che la nostra politica debba essere decretata da una serie di indici nelle mani della finanza e dei banchieri, dai capricci della borsa che un giorno sale e l'altro scende. Non è possibile che i nostri giornalisti (nel complesso) seguano questi trend del mercato e mettano in prima pagina notizie economiche a mio avviso fuorvianti, senza fare una seria analisi dei motivi della crisi. Motivi che non sono accidentali, ma strutturali.

Per fortuna il messaggio della decrescita, a mio avviso l'unico strumento nelle mani delle persone per liberarsi dal giogo della finanza, sta facendo breccia e inizia a circolare tra la gente. Non è più solo una stupida storiella su cui ironizzare una volta che la si è sentita. Io credo che ora che la recessione è davvero alle porte dobbiamo essere capaci di mettere in discussione i dogmi imposti da questa società, capire il reale prezzo che paghiamo all'ideologia della crescita continua. Ma per farlo dobbiamo cambiare, per quanto possibile, il nostro stile di vita e trasformare la recessione in decrescita.

La prima è globale e forzata ed è una forma inumana di schiavitù, la seconda è individuale e volontaria ed è un piccolo passo verso una libertà non soltanto formale, ma materiale.

Articoli interessanti:

Da il Fatto Quotidiano: non pagare il debito, di Giulietto Chiesa

Da il Fatto Quotidiano: è il governo Napolitano-Monti-Goldman Sachs, di Giulietto Chiesa

 

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scritto da: Antonio
October 13, 2011

Secondo me le analisi fatte dai giornalisti, dagli economisti e dagli intellettuali cadono tutte nello stesso punto, e cioè il fatto di assumere i parametri dettati dal mercato quali indicatori del benessere della società. E non soltanto i parametri, ma le vie stesse da percorrere. Io sono per il libero mercato molto più di quanto non lo siano oggi molti sedicenti liberali, però sono anche per una netta e chiara separazione tra lo Stato e il mercato.

(continua..)

 

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scritto da: Antonio
September 23, 2011

Con questa manovra finanziaria, ci dicono, riusciremo a recuperare 4/5 miliardi di euro. Sembrano tanti ma devono essere comparati con ben altre cifre: quelle del debito pubblico italiano. Si tratta di circa 1900 miliardi di euro, senza contare gli interessi: 70 miliardi all'anno (dove c'è un debito c'è un interesse, non l'ho inventato io il sistema).

Il 90 percento del nostro debito pare sia nei confronti delle banche, per metà italiane e per metà straniere. Solo il 10% del debito è verso i cittadini. Regaliamo alle banche circa 70 miliardi di euro di interessi all'anno, a fondo perduto, e stiamo qui a decidere sulle briciole senza mai fare un'analisi seria dei costi, dei flussi di denaro. Quanto costano la Sanità, la Sicurezza, le poste, le istituzioni, la politica? Evidentemente tanto, deve esserci da qualche parte una voragine, un buco nero che assorbe la gran parte della ricchezza e che vuole ovviamente restare celato, che fa parte del tessuto sociale del paese e che ne condiziona le scelte politiche. Tanti interessi, tanti pezzi di potere che non vogliono perdere la poltrona. E non si tratta solo della politica. Questo è un paese profondamente lottizzato. Nessuna maggioranza politica ha interesse nel mettere in discussione certi privilegi acquisiti, nessun governo vuole perdere, prima che il consenso dei cittadini, il consenso di coloro che hanno stabilito uno status quo e che si sono spartiti quello che c'era da spartirsi, dagli ospedali all'esercito, dalle regioni alle provincie, dal parlamento alla gestione degli appalti. Meglio spalmare i costi sui cittadini inermi che mettere in crisi un Sistema.

(Continua..)

 

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scritto da: Antonio
August 18, 2011

Questa classe politica deve scomparire, andarsene. Non si può credere che un cambio di governo sia sufficiente a salvare l'Italia dal degrado morale ed economico che l'attraversa. Devono cambiare tutte le facce all'interno del Parlamento e non solo, bisogna che i cittadini li sfiducino in toto. In parte lo stanno già facendo, l'aggravarsi della crisi forse darà la spinta finale.

Però prima di andarsene dovrebbero fare un'ultima riforma, o lasciare che un nuovo governo la faccia in fretta, ed è una riforma per i più giovani, una riforma per la casa. Oggi chi possiede una casa è ricco, una coppia può vivere con 700/800 euro al mese se non ha figli (io non ho figli ma non penso che la quota lieviterebbe troppo, cercherei comunque di fare in modo che questo non succeda estendendo ai figli il mio stile di vita). Chi non ha una casa può fare un mutuo e pagare 500/600 euro in più al mese, non è una spesa troppo elevata sommandoli agli altri fanno qualcosa come 1200/1400 euro al mese, in due ce la si fa. Il problema non è pagare la quota del mutuo ma riuscire a farselo concedere dalle banche.

Oggi difficilmente una banca concede un mutuo se non si ha un lavoro stabile, praticamente a tempo indeterminato. Io che ho partita IVA e guadagni alterni, incerti, non credo che riuscirei a ricevere un mutuo anche guadagnando qualcosina in più, moltissimi altri sono nella stessa situazione, dipendenti o autonomi. E la tendenza del mercato è nella direzione del lavoro flessibile, determinato, a progetto, saltuario. Pochi possono dare garanzie di guadagni fissi alle banche.

E allora come deve fare un giovane per costruirsi un futuro? Ci si stupisce che si rimanga in casa fino ai 30 anni ma quando una casa costa non meno di 150 mila euro e gli stipendi base sono dai mille ai millecinquecento euro, con lavori solitamente a tempo determinato o a progetto, come è possibile riuscire a pagarsela se le banche non concedono un mutuo? Perciò deve garantire lo Stato nei confronti delle banche là dove i giovani non possono farlo. Serve una politica in tal senso.

Con una casa si aprono prospettive nuove, inaspettate, si può anche decidere di tentare qualcosa, si hanno delle sicurezze, le spalle parzialmente coperte, ci si può organizzare. Oggi ci sono moltissime case vuote, la cementificazione ha devastato il paese, nei centri urbani la gente sfolla, va verso le campagne, le case restano deserte. Non si capisce allora perché i prezzi non calino, perché una casa resti così inaccessibile. E' la prima cosa da fare per dare un futuro a questa generazione, bisogna rendere possibile una casa.

Con una casa si può scalare marcia, guardarsi in faccia e decidere il da farsi, eventualmente non fare niente ed aspettare. In un periodo di forte crisi sociale come quello attuale si può scegliere di non consumare o di farlo il meno possibile, di non spendere o di farlo il meno possibile, di auto-prodursi e scambiare gran parte di quello che si mangia, di curarsi dei fatti propri oziosamente, di riposare. Ma per riuscire serve un rifugio che garantisca stabilità alle attività di una famiglia, che dia fiducia e protezione, che esista al di là di un'occupazione stabile e di entrate cospicue. La casa.

Chi ha un mutuo e può pagarsela è già ricco. Chi ha già una casa è ricchissimo (io mi sento ricchissimo anche se guadagno poco). Lo stipendio è relativo: con una casa e qualche idea in testa basta poco per vivere, meno di mille euro (500 in più se si ha il mutuo).

Serve ovviamente anche un cambio di mentalità: bisogna che la gente impari a non muoversi, a stare ferma, a non crearsi nuovi bisogni (suggeriti dalla pubblicità) ma anzi a rinunciare a quelli che ha. Scoprirà che la vita diventa più serena e che servono meno pastiglie per il mal di gola. Ma per essere liberi di farlo serve una casa.

 

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scritto da: Antonio
July 17, 2011

 

Al contrario di alcuni io non credo che la destra e la sinistra rappresentino l'inizio e la fine di tutte le evoluzioni sociali, e infatti io non sono di destra né di sinistra nel senso che per me destra e sinistra non hanno più niente da esprimere, sono ideologie spompate frutto di due secoli e più di rivoluzione industriale. La destra e la sinistra, il marxismo e il capitalismo, sono nate con l'industria, con il capitale, con la nascita delle catene di montaggio e delle masse operaie. Questa dicotomia tra destra e sinistra non è sempre esistita e non è detto che esisterà per sempre.

(continua...)

 

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scritto da: Antonio
June 6, 2011

Faccio ormai fatica a leggere un giornale, ho sempre meno pazienza mentre scorro gli articoli e mi accorgo di come moltissimi giornalisti tentino i salti mortali per tenere a galla questo o quel politico. Del resto si tratta della loro sopravvivenza, dei giornalisti, che non saprebbero di che scrivere se i suddetti politici cadessero nell'oblio. Così è compito loro assicurarsi che ciò non accada. Cosa sarebbe della nostra classe dirigente se i giornalisti smettessero di parlarne? Scomparirebbe. Cosa sarebbe di Casini, Fini, Bersani, Berlusconi, D'Alema, Bossi, DiPietro, Vendola, se l'informazione si disinteressasse di loro e dei loro capricci aristocratici (e del loro partito) per parlar d'altro, magari di ciò che servirebbe al Paese? Ma non pensate che con ciò si inabisserebbe anche la politica, non cadete in questo tranello, assecondando ciò che loro vogliono farvi credere, e cioè che "la politica siam noi". La politica è ben altro e forse, smettendo di focalizzare l'attenzione su questi farabutti e buffoni, i politici, riusciremmo a scorgere che cosa sta dietro, buono o brutto che sia, forse capiremmo il significato vero di qualche porcata fatta passare come necessaria dalla "classe dirigente" o vedremmo come leggi assolutamente necessarie siano state affossate perché contrarie alla casta. Siamo abituati a vedere i politici, ma non la politica, e questi sono raccontati dai giornalisti che spesso e volentieri non saprebbero di che altro parlare. Perciò ho quasi smesso di leggere i giornalisti, sopratutto quelli di regime, spesso inconsapevoli.

 

Scrive Massimo Fini (estratto dell'articolo intitolato "Caro lettore che paghi di tasca tua i loro lussi...", il Giorno, 19 maggio 1996, recuperato dal libro "Senz' Anima" di Massimo Fini, Chiarelettere)

Caro lettore che ogni mattino che Dio manda in terra ti alzi alle sette per andare in ufficio o in fabbrica, per aprire bottega o per iniziare la tua attività professionale, e che la sera torni a casa più o meno alla stessa ora, stanco, scazzato, spesso deluso, li hai letti bene i verbali degli interrogatori di Francesco Pacini Battaglia detto "Chicchi"? Se non li hai letti fallo e con attenzione. Perché quei verbali riguardano anche te, anzi sopratutto te.

[...]
Mentre tu lavori da mane a sera e a volte fai fatica a sbarcare il lunario e hai problemi con la banca che non ti dà il mutuo o non ti concede un prestito, c'è gente, tantissima, forse la maggioranza, che non fa altro che maneggiare centinaia di milioni, e spesso miliardi, rubati. Quei soldi sono tuoi, caro lettore. Dall'inerzia con cui accogli gli avvenimenti di questi giorni sembrerebbe che la cosa non ti sia del tutto chiara.

[...]
Questo iceberg si chiama classe dirigente o upper class intesa nel suo significato più esteso: politici, amministratori pubblici, brasseurs d'affaires, banchieri, finanzieri, imprenditori, sindacalisti, magistrati, scrittori, giornalisti, teledivi, telepredicatori, uomini di spettacolo, cantanti. La corruzione di questa upper class agisce su due piani. Il primo, brutale, è quello della grassazione di denaro pubblico. Il secondo, più sottile, più impalpabile, ma non meno remunerativo, è quello mafioso della camarilla, dello scambio di favori: caro magistrato io piazzo i tuoi figli in Rai ma tu, se mai mi trovassi nei guai, mi aiuterai; caro segretario o sottopanza di segretario io ti faccio, con le dovute cautele s'intende, l'agiografo o smusso qualche notiziola imbarazzante ma tu mi dai una spinta per la carriera; caro direttore io ti faccio ottenere la cattedra universitaria cui aspiri ma tu mi dai una rubrica sul tuo quotidiano; caro partito io canto alle tue feste e dichiaro la mia appartenenza ma tu mi metti a disposizione la tua organizzazione. E così via. Eppoi ci sono i figli, giudiziosamente educati, pronti a prenderne il posto. Anzi, se appena han l'età, lo han già fatto: son tutti lì, in Rai, nei giornali, nelle regie, nell'imprenditoria, nella finanza, insomma nei posti più ambiti, a far un lavoro "vero". Con l'aiuto dei Pacini Battaglia che sono amici di papà che è amico dei politici che sono amici degli amici. Sono tutti solidali nella upper class ed è così che si spiega come mai basta che sia arrestato un personaggio "eccellente" perché sociologi, scrittori, "verdi", giornalisti, teledive, ex di Lc, ex di Potop, professori, politici, favorite di regime, mignotte, sindacalisti, cardinali, piduisti, cantanti si alzino in piedi gridando all'innocente, allo scandalo, alla violazione dei più elementari diritti di garanzia del cittadino. Han toccato uno del giro.

E gli altri? Non so che plebe, pecore da tosare, asini al basto, buoni solo per servire, col loro lavoro, i manutengoli del regime con le loro famiglie. E guai a reagire, anche nel più pacifico e mansueto dei modi. Son pronti gli sbirri, i caramba, la pula, la Digos, fra gli applausi del Parlamento e gli sberleffi dell'onorevole Sgarbi e di altri giullari.

[...]
Caro lettore, che ti alzi la mattina alle sette e torni la sera, stanco, deluso, umiliato, sapendo che qualcuno si fa bello elargendo l'elemosina con i tuoi soldi, e chiamandosi con ciò "solidale" e te invece gretto e meschino, fino a quando tollererai d'esser trattato come una pecora da tosare, un asino da bastonare, un cittadino di serie B, un paria di questa società?

Svegliati, lettore, svegliati! Alza la testa dalla tua scrivania, dalle scartoffie, dal computer, dalle presse, dalle merci della tua bottega. Spegni l'assordante fracasso dei televisori con cui imbonitori, buffoni, ruffiani e falsi idoli ti tengono attaccato alla sedia, imbesuendoti e facendoti credere che è Carnevale anche per te. Smettila di spasimare per Bonolis e Mara Venier, recupera quel tanto di dignità che ti è stata lasciata. E ascolta le parole di un antico ribelle, così lontane nel tempo e così vicine: "Il mio animo va sempre più fremendo di giorno in giorno quando penso al genere di vita che ci aspetta se non ci rivendichiamo da noi in libertà"*.

(* Sallustio, La congiura di Catilina)

di Massimo Fini

 

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