Cerca
Raramuri

Sono super-maratoneti, detengono ogni record mondiale di corsa dai 100 km in su, ma vivono nell’anonimato e nella povertà più profondi nella Sierra Madre del Messico del Nord. Sono gli indios Tarahumara, una tribù dimenticata dai bianchi, da essi considerati il diavolo, e dal loro stesso Dio. Si sono dati un nome poetico, Raramuri, «piedi che corrono», perché su queste lunghissime distanze volano come se volessero salire al cielo. Non c’è nessuno che li batta, perché per loro i piedi sono delle ali. Vivono di agricoltura e di una strana caccia, quella ai cervi, non con l’arco e le frecce ma coi piedi, la loro unica arma: sfiancano gli animali correndo loro dietro giorni e giorni, finché la preda non si abbatte esausta. Roba da leggenda...
Ennio Caretto
“Corriere della Sera” - 31/07/2002

Citazione presa dal libro: "SOFTWARE LIBERO PENSIERO LIBERO"

« A: La democrazia è in pericolo?
B: Lo sapremo dopo la pubblicità. »

« A: Legalità!
B: Moderiamo i toni! »

Ellekappa

1 2 3 4 >>
Riflessioni


scritto da: Antonio
May 28, 2011

L'altro giorno mi è capitato di ricevere la telefonata di una giovane imprenditrice rampante che voleva affibbiarmi un lavoro grosso e potenzialmente ben pagato. Sono stato una mezz'oretta al telefono per capire di che si trattava e dopo due giorni le ho risposto via mail che rifiutavo. Ho preso questa decisione per mille motivi, primo tra tutti sta il fatto che sono da solo e un lavoro del genere non potevo farlo in così poco tempo, anche per molti soldi, pena la mia tranquillità mentale (e non è cosa da poco). Ho accumulato diverse commesse pagate discretamente bene per i prossimi trenta barra quaranta giorni, più che sufficiente per vivere. Poi si vedrà.

Però un paio di cosette le ho capite. Intanto ho dovuto subire il sussiego di quella signora che mi era stata presentata tempo addietro come una giovane imprenditrice in carriera e che adesso si trovava a vendere un bel sito senza però saperlo fare. Io ero il suo strumento chiave per l'impresa e visto che era lei a pagarmi mi apostrofava con quell' arietta di superiorità che si riserva ad un tecnico che non sa nulla di soldi e mercato, ottuso e chiuso nel suo mondo fatto di progetti concreti. Già questo mi è sufficiente per comprendere la stortura di questa società del soldo dove chi è bravo a vendere, eventualmente anche fuffa, ha le chiavi per aprire ogni porta mentre chi effettivamente sa fare e per amor proprio non se la sente di raccontar frottole viene trattato dall'alto in basso. Basti vedere gli stipendi dei rami commerciale, produzione e progettazione, indovinate chi è pagato di meno.

Per la signora di cui sopra ero già suo dipendente, stava già dirigendo i lavori, come avrei potuto dire di no ad un'offerta tanto allettante? Questo è vero in generale, molte persone dispensano lavori a pioggia e gli altri sono fortunati se riescono ad acchiapparne uno, dovendo pure ringraziare, anche se tale lavoro è l'opposto di quello a cui aspirerebbero. Vale in generale per ogni lavoratore dipendente. Spesso è un vero e proprio ricatto: o questo o niente stipendio. È una sorta di ventosa dalla quale è difficile staccarsi, ma credo in molti casi più psicologica che reale. Un legame spesso auto-imposto. Voltare le spalle a chi impone delle scelte presentate come obbligate, magari per il tuo bene, da "padre", e fare altro è in molti casi una questione più interiore che esteriore. Si accetta supinamente, spaventati da chissà cosa. È che si vuole fare il salto a metà, e in questo caso è un salto monco, che non viene spiccato mai.

Aver rifiutato il lavoro è stata una boccata d'aria fresca. Intanto la soddisfazione di poter fare ciò che mi piace, poter dire no. Non dover subire ritmi e commesse imposte, sottomesso ad addetti commerciali che vedono nel profitto il filo conduttore ad ogni svolta e che si sentono meglio di te e per questo legittimati a irriderti. E poi ho avuto conferma, per l'ennesima volta, che la frase "se chiudi questa porta per te non se ne aprirà un'altra" è una menzogna messa in circolazione per alimentare quel ricatto psicologico di cui parlavo poco sopra. Ne ho chiuse tante fino ad ora di porte, la prima quando ho cambiato vita e poi tante altre, e ad ogni porta chiusa ne ho trovate altrettante, se non di più, di aperte. Al contrario entrare sempre nell'unica porta aperta significa non sapere mai quale altra porta potrebbe riservare il futuro. Sembra sempre che tutti vogliano dimostrare che l'unica strada è quella che offrono loro, ma non è così. Smettiamola di farci ingannare da questo, la nostra libertà non si può comprare.

Ho tante cose da fare, con l'orto e tutto il resto, non posso passare tutte le giornate davanti al computer per soldi. Lo faccio già per un numero sufficiente di ore. Mi basta.

leggi tutto 0 commenti
scritto da: Antonio
May 7, 2011

Dopo quasi due anni dal primo articolo scritto mi sento in dovere di aggiornare la pagina di ABOUT, anche se presumibilmente questa non sarà letta da nessuno. Non sono cambiate tante cose, l'Italia avanza zoppicando più o meno come ha sempre fatto, crisi economia dopo crisi economica. A quando la prossima? Per conto mio sono nauseato da questi bassi politicanti di mestiere che tutti, dal primo all'ultimo, cambiano idea dalla sera alla mattina in funzione di interessi grandi e piccoli. La coerenza è un optional al quale si può facilmente rinunciare. Mi sono anche stufato di votare accozzaglie multiformi fatte di politicanti che fingono di voler risolvere problemi di lunga data quali il conflitto di interessi e che poi stazionano in parlamento a tempo indefinito, a spese nostre e senza avanzare la benché minima proposta. Gente che non sa che cosa sia l'Italia, e a cui dell'Italia non frega niente, altrimenti si sarebbe già dimessa da tempo in favore di qualcuno più adatto allo scopo.

(continua..)

leggi tutto 0 commenti
scritto da: Antonio
April 28, 2011

 

(il video è stato rimosso dall'utente che l'aveva postato su Youtube)

 

A che punto siamo con la guerra in Libia?

E' giusto puntualizzare che di una guerra si tratta, mi stupisce che molte persone si sforzino di negarlo, in primis il nostro Presidente della Repubblica Napolitano. Forse dovrebbe poi giustificare il suo avvallo alla questione visto e considerato che l' Italia ripudia la guerra, sta scritto nella Costituzione Italiana (i ragazzi di spinoza.it direbbero che andava scelto un verbo un po' più semplice di "ripudiare", visto e considerato il livello cerebrale dei nostri politici).

Non nascondo i dubbi che nutro sui motivi che spingono alcuni paesi europei e gli Stati Uniti ai bombardamenti a scopo umanitario. Si era partiti da 10000 morti prodotti da Gheddafi. Ma dove sono le prove? Tutti quei morti lasciano il segno, o sbaglio? Non dico che non sia vero ma fatemi vedere delle immagini, voglio perlomeno esserne certo. Invece da quasi due mesi non se ne parla più: svaniti. Resta solo il conflitto che si preannuncia interminabile come già quello in Iraq e in Afghanistan. Abbiamo preso per oro colato le notizie dei massacri portati avanti da Gheddafi contro la propria gente e alcune immagini di un cimitero dovevano confermarci l'esistenza delle fosse comuni. Vedo in televisione servizi lampo sulla situazione dei ribelli, questi personaggi con un mitra in mano che sparano per aria e richiedono supporto aereo dai paesi occidentali, qualche farneticazione di Gheddafi e niente più. Niente approfondimenti, niente documentari seri, niente video. Si parla di ribelli, si parla di guerra civile, si parla di obiettivi militari che vengono colpiti, si parla di aerei che partono da questa o da quella base militare.

La prima cosa sarebbe smettere di bombardare e documentare davvero quello che sta accadendo, far conoscere la situazione anche a noi che niente sappiamo e che senza essere stati interpellati ci ritroviamo in guerra. Qualcuno conosce questi ribelli? Sappiamo se la popolazione sta dalla loro parte o se sono solo quattro fanatici, magari appoggiati da governi esteri per rovesciare la sovranità di uno stato (per quanto discutibile questa sia)? Sappiamo noi cosa vuole davvero la maggioranza degli abitanti della Libia? E se documentando scoprissimo che non esiste più il pericolo di ritorsione contro la popolazione, potremmo legittimamente continuare a intervenire (alias bombardare)?

Mi pare che i nostri politici, a partire dal Presidente della Repubblica, parlino a vuoto. Quale naturale prosecuzione? Che ne sa Napolitano di cosa accade laggiù? Contro chi semina il dubbio che forse questa non è la strada migliore la Finocchiaro sentenzia: "Dichiarazioni inaccettabili e stonate". Per questa gente qui si deve bombardare, punto. Dissentire è inaccettabile, e pure stonato. Fosse per me catapulterei Napolitano e la Finocchiaro nelle vicinanze degli obiettivi militari sensibili, anzi, li infilerei in un caccia e li costringerei a sganciare le bombe personalmente. Se vogliono ammazzare qualcuno lo facciano con le proprie mani e non diano l'incarico ad altri di farlo per loro.

Come italiano non voglio sentirmi complice di questa gente. Il petrolio della Libia non mi interessa e spero davvero che finisca presto. Almeno poi potremo smetterla di esportare la nostra democrazia inquinata.

Sarebbe bello se l'Italia si fermasse di colpo perché manca il combustibile, quanta gente si renderebbe subito conto delle cose non essenziali che è costretta a portare avanti quotidianamente.

 

Altri articoli interessanti:

Da Il Fatto Quotidiano: No all’intervento militare contro uno stato sovrano di Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio

Da Il Fatto Quotidiano: Se l’occidente si crede Dio di Massimo Fini

Da beppegrillo.it: Odyssey sunset di Beppe Grillo

Quello che ho visto in Libia, di Paolo Sensini


leggi tutto 0 commenti
scritto da: Antonio
March 19, 2011

Oggi tutto si misura con il denaro, anche il lavoro. Ma chi l'ha detto che al lavoro debba seguire un reddito? Infatti si tende ad usare la parola "occupato". Chi è occupato lavora in cambio di denaro, ha un salario, per intenderci. Chi non è occupato non è nessuno, anche se lavora dalla mattina alla sera per prodursi ciò che gli serve. L'importante non è fare qualcosa, ma farlo essendo retribuiti. La differenza tra lavorare ed essere occupati, nel senso moderno del termine (avere un salario), è sostanziale ed è la chiave di lettura della nostra società attuale. Si può accudire i figli per amore e per soldi. Nel primo caso si lavora moltissimo ma non si produce alcun reddito, non si riceve un salario, non si pagano le tasse, non si fa girare l'economia, non si contribuisce ad incrementare il pil. Insomma non si ha un'occupazione. Una babysitter, al contrario, è occupata, ha un reddito anche se basso perché riceve un salario, forse paga le tasse e comunque fa girare l'economia.

Con un doppio stipendio una famiglia ha i soldi per pagare la babysitter, ma i genitori non vedono mai i figli. Però si fa girare l'economia. Nella società della crescita chi non produce reddito non è nessuno. Non conta che faccia ciò che gli piace, per se stesso e per chi lo circonda, che riesca a sopravvivere con poco, che possa essere d'esempio ad altri nel percorso d'emancipazione dalla schiavitù del denaro. Macché, Dio lo fulmini! Vade retro Satana! Crea danno, non è occupato (magari neppure vuole esserlo) e non aiuta l'occupazione altrui. La parola "occupazione" è magnifica, attorno ad essa sono nate e stanno morendo intere ideologie. Sempre in bocca ai sindacalisti, che vorrebbero farla apparire come l'unico reale problema del mondo. Tutto sta andando a rotoli, basta che l'occupazione si salvi.

L'altro giorno giravo per un supermercato in cerca di alcuni ingredienti: farina, burro, uova, cacao, lievito, yogurt. E' in un supermercato che si capisce davvero la differenza tra la parola lavoro e la parola occupazione. Chi produce o aiuta a produrre gingilli inutili che poi verranno venduti ha poco tempo ma tanti soldi per comprare merendine in sacchetto. E' occupato. Fa girare l'economia e acquista tutto quello che gli serve. E' amato dai sindacalisti. Chi al contrario sta a casa e non perde tempo a produrre cose superflue e spesso altamente inquinanti guadagna meno, ha pochi soldi da spendere, ma ha più tempo da far fruttare utilmente, e i dolci e i biscotti se li fa. Lavora. Ma non è occupato. Deve sentirsi in colpa perché non ha a cuore l'occupazione? Soprattutto, è odiato dai sindacalisti.

Io con la farina e il burro ci faccio i dolci, con un vasetto di yogurt da 125 grammi ne faccio un litro di qualità ottima (acquisto il latte crudo appena munto). Faccio dell'ottima pasta di semola di grano duro e molte altre cose verranno in futuro. In primavera ed estate passo molte ore in orto a coltivare verdura da mangiare subito e da conservare per l'inverno. Di fatto ho pochi soldi, guadagno con la mia attività ma non tanto, sto attento alle spese che sono tutte documentate. So dove escono i soldi, insomma.

Non sono occupato nel senso classico del termine e non mi sento in colpa se con i miei scarsi e attenti acquisti non proteggo l'occupazione altrui. Per questo i sindacalisti mi odieranno, ma non m'importa.

Però lavoro tanto.

 

leggi tutto 0 commenti
scritto da: Antonio
February 6, 2011

La morte ci terrorizza. Non è mai esistita un'epoca nella quale la morte sia stata così efficacemente cancellata dai discorsi e dai pensieri delle persone. Ne parlano soltanto i vecchi. L'aldilà è una favola per bambini, lo si racconta ad un bimbo. Cosa c'è dopo? il paradiso, l'inferno. Ma non ci crede nessuno, né chi lo racconta né chi ascolta, almeno dopo i 10 anni. Per il resto la morte è un tabù, un argomento scabroso del quale lo stile di vita consumistico-divertentistico attuale non ha voluto conservare memoria.

Eppure l'argomento è fondamentale e una società attenta dovrebbe introdurre più spesso il tema, se non altro perché interessa tutti, ricchi e poveri. Le persone dovrebbero essere aiutate ad affrontare le proprie paure, queste, in modo tale da raggiungere quel momento preparati, non con il cuore in gola come di fronte ad un dirupo buio del quale non si è mai voluto accettare l'esistenza, chiudendo infantilmente gli occhi.

Eppure il culto dell'immagine e dello spettacolo tipico della società televisiva odierna, dove il senso della morale, dell'etica, della bellezza è calato dall'alto dagli attori cinematografici e televisi, dalle letterine, meteorine e dai lampadati miliardari, altro non è, a parer mio, che un rozzo e mal riuscito tentativo dell'uomo di cancellare l'unica cosa davvero incancellabile, e cioè la morte. Un'impresa titanica che ha il sapore amaro della beffa, perché dietro di sé, dopo l'euforia momentanea lascia il vuoto nelle persone, attori e guardoni, noi. E' lo stesso meccanismo che porta le nonne a vestirsi come diciottenni, truccate e ridicole, per sentirsi giovani, non volendo accettare la proprie età. E lo stesso Silvio Berlusconi è un sottoprodotto perfettamente riuscito dello spirito del sistema consumistico dominante, l'incarnazione della società, l'uomo ricco, potente, invincibile e perennemente in forze, capace di fare sesso come solo un bel giovane potrebbe, convinto di poter vivere fino a centocinquant' anni, l'esempio lampante del tentativo supremo di sfuggire alla morte che lo rincorre. Uomo dello spettacolo, della televisione, che è nato nello spettacolo e che in spettacolo tutto trasforma, luci e palcoscenico che fanno smarrire le persone.

Eppure io non ho affatto paura della morte, mi interessa piuttosto come morirò. Se esiste qualcosa nell'aldilà allora sono sistemato. Se non esiste, io non lo saprò mai perché dopo morto non me ne renderò conto. Mi accorgerò soltanto dell'ultimo istante prima della fine e poi sarà come un lungo sonno dal quale non mi sveglierò mai più. La cosa che mi spaventa è scoprire che mi rimane poco tempo e l'esser conscio di non aver vissuto come avrei voluto, aver messo via tante cose in attesa di un momento che è arrivato troppo tardi. Inoltre, non credo che esista cosa peggiore che morire da soli, o consci del fatto che dopo non si mancherà a nessuno.

Questo sistema consumistico crea ansia, stress, attesa, perpetua insoddisfazione, il sogno di una vita migliore, la paura di non aver tempo di soddisfare i propri sogni e le proprie aspirazioni prima della fine. Si vive in attesa di qualcosa che deve ancora venire ma che, incrociamo le dita, arriverà. Si stringono i denti con quel pensiero in testa. E la morale televisiva non aiuta perché propone obiettivi effimeri, che non danno senso alla propria esistenza, non ci aiutano a capire cosa vogliamo, ma provocano desidero, brama, invidia. Tutto questo isola le persone, che è il primo passo verso il terrore della morte.

Un'altra cosa rende la morte terribile: i cimiteri. Non riesco ad entrarci, mi mettono paura addosso. Provo orrore al pensiero che un mio caro sia stato sotterrato in un posto tanto tetro, e se questi potesse ancora formulare un pensiero gli darei ragione se si sentisse tradito, arrabbiato, solo. Non vorrei mai finire in un loculo a ricevere i fiori due o tre volte l'anno. Preferirei aiutare l'humus della terra in maniera più proficua, vorrei che dalle mie ceneri nascessero le radici di un bell'albero dal quale i miei cari possano raccogliere della frutta squisita. Se perdessi un figlio vorrei poterne guardare, tutti i giorni dalla finestra della mia cucina, l'albero che ha preso il suo posto. Sarebbe un modo alternativo di averlo al mio fianco e potrei potarlo e vedere gli uccelli posarsi sui suoi rami.

Qualcuno potrebbe trovare mille ragioni per negarmi questo sogno, ma è da un po' che sono convinto che si dovrebbero predisporre luoghi del genere, spazi verdi e ampi, dove ogni albero rappresenta una persona morta. Delle foreste bellissime.

Se devo pensare alla morte, è così che voglio immaginarmela.

 

leggi tutto 0 commenti
scritto da: Antonio
January 12, 2011

Ho appena scoperto una cosa che mi ha sconvolto. Secondo un calcolo fatto dal Corriere della Sera Sergio Marchionne, amministratore delegato della FIAT, guadagna, tra stipendio, rimborsi, stock option e altro, 38 milioni di euro l'anno, cioè circa 1037 volte più di un operaio FIAT. Ora io mi chiedo: ma in quale azienda normale un amministratore delegato prende così spropositatamente tanto di più di un operaio? E con quale faccia tosta Marchionne è capace di dire che alla FIAT c'è un problema di produttività? Perché non iniziare tagliando lo stipendio dell'amministratore delegato? Fossi lui, mi vergognerei come un cane a prendere così tanto e ad andare dall'operaio, che a fatica arriva alla fine del mese con i suoi 1000 o poco più euro netti al mese, per dirgli che deve bastonarsi sulle palle (votare sì) o si chiude. Ma perché, a Marchionne non bastano 10 mila euro al mese? Conosco gente, quasi tutti, che lo farebbero per molto meno. Iniziamo a risparmiare tutti quei soldi versati nelle casse dell' amministratore delegato, poi se volete ne riparliamo.

Come al solito a rimetterci sono i poveri idioti che non fanno gli amministratori delegati, che non hanno un aggancio, un amico, che non sono paraculati e devono purtroppo continuare ad elemosinare un lavoro ad uno come Marchionne, che come detto non si vergogna.

A Mirafiori gli operai dovranno votare sotto alla spada di Damocle della chiusura, della perdita del lavoro. E la cosa che mi addolora maggiormente è questa guerra tra poveri, mentre un Marchionne qualunque, ma poteva essere un Tronchetti Provera o un De Benedetti, prende tutti quei soldi. Se le macchine prodotte dalla FIAT sono pesanti, costose e progettate da cani, non è certo colpa dell' operaio che lavora in una delle catene di montaggio. Semmai si dovrebbe salire la scala e arrivare a chi quelle macchine le ha ideate e fatte costruire.

Ma la situazione Mirafiori è emblematica e non soltanto del mercato dell'auto (comunque in via di estinzione). In Italia il 90 percento della ricchezza monetaria è nelle mani del 10 percento della popolazione, ed è questo spaventoso squilibrio sociale a creare le maggiori ingiustizie. Da una parte i vari Marchionne e complici industriali all'italiana, i politici dagli stipendi stellari e tutto il parentado, amici, conoscenti e cortigiane, dall'altra noi poveri idioti, esclusi da un posto in prima classe e quindi inutili, insetti da schiacciare a suon di bollette, canoni, costi di attivazione, tasse e botte quando si osa alzare un po' la testa (trovi sempre un Gasparri che vorrebbe sbatterti in gattabuia). Tenuti per le palle dalla minaccia di perdere quel misero posto di lavoro, come gli operai di Mirafiori.

Il problema è che in Italia pagano sempre e solo i poveracci, gli altri, quelli della casta, se ne stanno a farsi beffe del rozzo e insignificante cittadino qualunque che vorrebbe maggiore equità sociale e che riceve soltanto fregature.

 

leggi tutto 2 commenti
scritto da: Antonio
January 11, 2011

Da Il Fatto Quotidiano: Riflessione sull’era post-berlusconiana di Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio

Da bebbegrillo.it: L'ordinaria ferocia umana di Byoblu

Da Il Fatto Quotidiano: Generazione decrescente di Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio


leggi tutto 0 commenti
scritto da: Antonio
December 28, 2010

La visione romantica dell'hacker che viene solitamente fatta passare attraverso i media è spesso fuorviante, per non dire totalmente errata, capovolta. Gli Hacker sono dipinti come pirati informatici che violano sistemi di sicurezza per sfidare il sistema e questo viene visto, in relazione al punto di vista di chi diffonde la notizia, come un attentato alla società o una battaglia per la libera informazione. Non che questo sia completamente sbagliato e spesso sono proprio degli hacker coloro che si battono per le libertà digitali, ma è sicuramente riduttivo, per non dire fuorviante.

La prima cosa da sapere è che gli hacker esistono da prima dei computer. Strano, vero?

 

(continua..)

 

leggi tutto 0 commenti
1 2 3 4 >>