Cerca
Raramuri

Sono super-maratoneti, detengono ogni record mondiale di corsa dai 100 km in su, ma vivono nell’anonimato e nella povertà più profondi nella Sierra Madre del Messico del Nord. Sono gli indios Tarahumara, una tribù dimenticata dai bianchi, da essi considerati il diavolo, e dal loro stesso Dio. Si sono dati un nome poetico, Raramuri, «piedi che corrono», perché su queste lunghissime distanze volano come se volessero salire al cielo. Non c’è nessuno che li batta, perché per loro i piedi sono delle ali. Vivono di agricoltura e di una strana caccia, quella ai cervi, non con l’arco e le frecce ma coi piedi, la loro unica arma: sfiancano gli animali correndo loro dietro giorni e giorni, finché la preda non si abbatte esausta. Roba da leggenda...
Ennio Caretto
“Corriere della Sera” - 31/07/2002

Citazione presa dal libro: "SOFTWARE LIBERO PENSIERO LIBERO"

« A: La democrazia è in pericolo?
B: Lo sapremo dopo la pubblicità. »

« A: Legalità!
B: Moderiamo i toni! »

Ellekappa

<< 1 2 3 4 5 >>
Riflessioni


scritto da: Antonio
December 17, 2010

 

 

La tracotanza e l’astio dell’ “onorevole” La Russa durante l’intervento del ragazzo ad Annozero è sconvolgente e allarmante. Mostra una politica che non accetta critiche, che chiude la bocca e invece di argomentare mostra i muscoli e offende. Ha dato del vigliacco ad un ragazzo che aveva il coraggio di parlare davanti ad un Ministro della Repubblica. Al di là delle argomentazioni politiche, al di là della ragione o del torto dell’uno o dell’altro, io non ho mai provato così tanto schifo come di fronte a quel video dove il Ministro della Difesa tronfio del suo titolo, dei suoi soldi, dei suoi benefici e di tutte le immunità di un parlamentare della Repubblica Italiana (che non può neppure essere arrestato o intercettato come qualsiasi altra persona di questo paese del cazzo), dava del vigliacco ad un ragazzo senza alcun potere, il quale personalmente si esponeva alle conseguenze di quello che stava per dire, anche eventuali ritorsioni. Chi è il vigliacco tra i due? Il ragazzo o l’ “onorevole” che sa per certo di essere intoccabile?

 

leggi tutto 0 commenti
scritto da: Antonio
December 11, 2010
leggi tutto 0 commenti
scritto da: Antonio
December 2, 2010

Leggendo in rete e cogliendo qua e là pensieri e riflessioni (di persone che non sanno cosa sia il software libero) mi è capitato di dover combattere contro l’opinione che il software libero sia di sinistra, addirittura qualcosa che ricordi il comunismo. Niente di più falso, cercherò di spiegarne il motivo.

 Innanzi tutto il software libero non è di sinistra né di destra.


(continua...)

leggi tutto 0 commenti
scritto da: Antonio
December 2, 2010

 

 

 

leggi tutto 0 commenti
scritto da: Antonio Gallo
November 29, 2010

Tempo fa mi era capitato di scrivere un articolo intitolato "sensibilità addormentate" sulla spinta di un altro brano, di Massimo Fini, che descriveva così bene la condizione di uomo a metà. L'uomo a metà è l'uomo moderno, industriale, per metà un automa che "produce, consuma e crepa", anestetizzato, imbruttito sotto il peso di questo meccanismo forsennato che è la corsa alla produzione, alla concorrenza, al guadagno sempre e comunque. Per metà ancora cosciente del proprio disagio e del senso di alienazione, della solitudine, dello stress, ma incapace di reagire. Conscio del proprio smarrimento, desideroso di seguire i propri istinti più profondi ma bloccato, immobile, in attesa di qualcosa che non giungerà mai, giorno dopo giorno. Incapace di fare un passo.

L'uomo a metà è l'uomo osservatore, che si masturba davanti ad un teatrino multimediale che lo bombarda giorno e notte senza mai dargli un attimo di tregua, davanti ad un mondo fantasmagorico sostanzialmente finto, di vetrina, di pubblicità, dove il valore coincide con ciò che si è in grado di ostentare. E' l'uomo automatizzato, che segue ritmi imposti, che ripete le baggianate orecchiate alla televisione, che ti sbatte in faccia la concreta immutabilità con quel fare di chi già sa come andrà a finire.

E' l'uomo in catene, che deve sempre correre, sempre lasciarsi alle spalle i propri sogni e le proprie aspirazioni.

 

Scrive Simone Perotti, scrittore, nel seguente brano intitolato "Il giorno dei sogni mancati"

La cosa grave di un lunedì non è tanto l’essere lunedì, quanto piuttosto l’essere un lunedì qualunque. Un lunedì identico ai precedenti, intendo, e in tutto simile ai lunedì che verranno. Ricominciare la settimana senza la prospettiva che qualcosa, almeno, un giorno, finirà o che qualcosa prima o poi abbia inizio, è terribile. Ricominciare la settimana senza il corroborante pensiero di un progetto, l’istante in cui ci si immagina diversi, altrove, poi, è tragico.

Nel traffico occorre un pensiero salvifico, se non si vuole morire. Il pensiero di un luogo, certo, ma soprattutto una condizione, in cui la vita possa essere migliore, in cui si possano provare le emozioni che si sa di potere. Per alcuni basta un pensiero alla sera, a domani, qualcosa di semplice e prossimo che già basta a dare un motivo. Per altri, invece, si tratta di qualcosa di più…

Mentre si corre, col peso di chissà cosa sul cuore, è necessario che qualcosa, in un altro luogo, in un altro tempo, aspetti noi. Non è per motivi tanto difformi che ci si fa un amante, o che si mente a se stessi. Dietro questa condizione c’è l’acquisto di una casa, di una macchina (che produrrà altro traffico…), la decisione di un viaggio. Sono palliativi a buon mercato di un sogno che non abbiamo, cioè piccoli pesi per moderare il nostro squilibrio.

Se fosse possibile ascoltarli in bassa frequenza, in un lunedì mattina uggioso e freddo come questo, sentiremmo il fruscio dei sogni e delle fantasie dilagare per le strade, spandersi fino a riempire ogni pur minimo interstizio tra il vicolo e il cuore, tra i palazzi e le nostre menti in delirio. Stasera, con un giorno in meno da vivere di questa nuova, identica settimana, oppure domattina, già martedì, la forza del sogno parrà indebolita. Basterà un pensiero che regga per quattro giorni soltanto…

Nessuno sogna mai di venerdì. Non è terribile, questo?!

leggi tutto 0 commenti
scritto da: Antonio
November 24, 2010

Un tempo pensavo che la democrazia consistesse unicamente nel voto dei cittadini per eleggere i propri rappresentanti. Si chiama democrazia rappresentativa ed è stata una conquista guadagnata con gran fatica dai nostri predecessori. Lotte, proteste, guerre, deportazioni, finché anche in Italia la monarchia ha lasciato il passo alla Costituzione più bella che uno Stato possa desiderare. Ma la democrazia non si esaurisce nel voto, che rappresenta solamente metà della torta. L'altra metà si chiama democrazia diretta, fatta dai cittadini che partecipano attivamente alla vita politica del paese. Esistono mille modi per farlo: creando associazioni, cooperative, andando in piazza a protestare, raccogliendo le firme, denunciano i collusi, i corrotti, i ladri. La democrazia è anche il seguire le regole, la democrazia è conoscere la storia del proprio paese ed insegnarla a coloro con i quali si instaura un rapporto. La democrazia è anche e soprattutto il tentativo di capire la situazione sociale e politica del proprio stato, è lo sforzarsi di insegnare cosa andrebbe fatto e cosa non andrebbe fatto, è il prendersi carico, nel proprio piccolo, di una parte del cambiamento possibile. La democrazia è fare politica personalmente. La democrazia è scrivere, denunciare.

Tutto questo determina il fermento politico e culturale di un paese ed è, a mio avviso, perfino più importante del voto, soprattutto in un periodo come il nostro, dove non si votano delle persone ma dei simboli (vedi legge elettorale), non si votano dei programmi ma dei leader che dovrebbero risolvere tutto al posto nostro.

Ho sempre pensato che il non voto fosse un'ingiuria contro coloro che erano morti per fornirci la possibilità di eleggere i rappresentanti. Lo credo ancora adesso, ma sono convinto che limitarsi a votare passivamente, con distrazione e senza la minima cognizione di causa, dimenticandosi di tutta la seconda parte del significato della democrazia, e cioè la partecipazione diretta, sia molto peggio che non andare a votare affatto. Perché si mette una croce a occhi chiusi, senza sapere, senza investigare, togliendo magari a chi va a votare informato la possibilità di far eleggere qualcuno onesto. La massa enorme di chi mette soltanto una croce e poi si dimentica della democrazia fino alle elezioni successive si fa convincere dagli imbonitori della televisione, dai simboli, dalle parole vuote. Perché non ha tempo né voglia di informarsi. Perché è più facile poi dare la colpa ai politici e dimenticarsi la propria indifferenza, la propria inattività, la propria mancanza di fiducia.

Oggi ci nascondiamo dietro ad un voto, ma non è questa la democrazia. Non è questa.

 

leggi tutto 0 commenti
scritto da: Antonio
November 22, 2010

Una cosa non mi piace: perché in Italia si vive sempre per passioni e mai per senso critico? Prendiamo ad esempio il caso Saviano. Qualcuno ha osato criticare il bravissimo scrittore, sotto scorta in seguito ad una condanna a morte lanciata dalla Camorra? Subito orge di “fan” si sono affrettate a lanciare anatemi e ingiurie nei commenti dei vari quotidiani, primo fra tutti, il Fatto Quotidiano, contro chi ha avuto il coraggio di fare un’obiezione. Ha osato farlo Travaglio ed è stato subissato da commenti negativi, qualcosa di simile è successo in seguito ad un paio di articoli della Borromeo che raccontavano alcune osservazioni di Grillo su Saviano. Dico io: ma è possibile doversi sempre dividere in buoni e cattivi, dove da una parte stanno quelli che hanno sempre ragione e che non sbagliano mai, indipendentemente dai fatti, mentre dall’altra stanno invece quelli che hanno sempre torto, a prescindere? Saviano è da ammirare e il suo libro, Gomorra, mi ha lasciato dentro qualcosa, la sensazione di aver visto la Camorra con i miei occhi. Ma è immune alle critiche? Se lo critichi sei un nemico, uno che sta dall’altra parte, un traditore? Mi è capitato di citarlo spesso, di solito per elogiarlo, una volta per criticarlo. Non è che per questo ho smesso di leggerlo, anzi. Non capisco questa adorazione totale da parte dell’italiano per qualcuno che viene eletto a simbolo, santo, salvatore della patria. Sembra quasi che si voglia sempre delegare a qualcun altro il compito di sistemare le cose per noi, la mano salvifica di un eletto, un supereroe che tutto sa e tutto aggiusta. Se lo dice lui allora sarà assolutamente vero. Il giorno successivo alla prima puntata di Vieni via con me già si parlava di Saviano come possibile nuovo leader della Sinistra. Ma per favore, possibile che siamo sempre in cerca di qualcuno che decida per noi e ci dica cosa dobbiamo credere, leggere, pensare? Alla fine sono arrivate anche delle osservazioni da parte di Gian Antonio Stella, moderate, sul Corriere della Sera. Anche lui, come altri, si limitava a fare qualche critica allo scrittore. C’è qualcosa di male? Di colpo Stella è passato di ruolo, da paladino della lotta alla casta a membro stesso della casta? Neanche per sogno. Nessuno è perfetto, crederlo significa sminuirlo, e sminuire noi stessi. Ammiro Saviano e continuerò a farlo ma mi riserverò il diritto di criticarlo se lo riterrò opportuno. Santificare qualcuno affinché ci guidi è tipico della mentalità italiana. Delegare ad altri, sempre e comunque.

leggi tutto 0 commenti
scritto da: Antonio
November 21, 2010

Guardando l'enorme e ordinato quantitativo di libri presenti negli scaffali della Feltrinelli ho pensato anch'io che esista un eccesso di informazione. Di fronte a quell'intreccio di romanzi e saggi mi è sembrato che tutto possa diventare opinione. Per ogni argomento, si tratti di politica o religione, esistono tanti libri che ne trattano quanti sono quelli che ne smentiscono. Di scritti di società e attualità ce ne sono fin troppi. Diventa difficile scegliere, ti nasce dentro la sensazione strana che alla fine uno valga l'altro, che questo o quello non faccia differenza. Mi sono sentito scemare la voglia di leggere, sopratutto dopo aver pensato che moltissimi libri erano lì per quelle persone che leggono soltanto per far vedere quanto hanno letto.

Ci sono paesi dove vige la più ferrea censura e dove ogni singolo libro pubblicato è stato meticolosamente scandagliato alla ricerca di qualche affermazione blasfema, contro il potere. Là dove non esiste la libertà di stampa una notizia scampata al regime viene subito riconosciuta dai più, se non altro perché si avverte quel senso di proibito che l'accompagna, quella tensione che si sente nella pancia quando una frase da non pronunciare mai viene invece detta, raccontata. Qui da noi, dove si può scrivere di tutto, il rischio è quello opposto, e cioè che in questo ammasso informe di informazioni che ognuno di noi riceve quotidianamente non si riesca più a distinguere ciò che è importante, vitale, da ciò che è gossip, propaganda, chiacchiericcio. Ciò che è vero da ciò che è falso. I fatti dalle opinioni. E ad ascoltare i telegiornali attuali questo sospetto è forte: servizi brevi, con pochi approfondimenti, dove le opinioni dei politici la fanno da padrona e dove i fatti sono relegati ai titoli di coda. E tutto questo ci ha abituati ad un'informazione che non insegna, che non lascia traccia, che non occupa la memoria con riflessioni. Che confonde più che chiarire, che generalizza più che approfondire, che distrae più che interessare.

Scrive Roberto Saviano:

Credo che la percezione oggi sia di una enorme possibilità di comunicazione: attraverso il web soprattutto, attraverso televisioni libere, attraverso il fatto che degli inviati vengano connessi l'uno con l'altro in ogni angolo del mondo quando c'è un conflitto e non solo allora. Ma a fronte di questa enorme possibilità, emerge anche una difficoltà, vale a dire: quando c'è un'enorme quantità di informazioni, non è più possibile trovare quelle che ti permettono di capire.
Io credo che oggi questo sia il grande pericolo: c'è una massa enorme, incontrollabile, di informazioni e una altrettanto grande difficoltà di ricezione. Ecco perché la responsabilità e anche il pericolo ricadono su coloro che questa massa enorme riescono a districarla e a farne passare i nodi più cruciali.

leggi tutto 0 commenti
<< 1 2 3 4 5 >>