"Così come ogni notte la marea lava senza sosta le spiagge ed elimina le tracce del giorno precedente, gli italiani cancellano anno dopo anno dalla memoria i morti ammazzati per amore di giustizia, gli incorrotti schiacciati alla stregua di insetti importuni. Prima della morte testimoni dell'ignavia delle Istituzioni e in seguito presenze scomode per la coscienza nazionale, da dimenticare. Il cinismo di Andreotti che liquida il coraggio di Ambrosoli, consapevole del suo destino, con "Se l'era cercata" non è isolato. Non è la frase di un mostro o di un vecchio senza più freni inibitori. È il pensiero di molti. Di una massa grigia che vive grazie alla rimozione del passato per proteggere suoi interessi grandi o piccoli. L'italiano sa tenere un segreto, qualcuno chiama questo atteggiamento omertà. Centinaia di omicidi e decine di stragi dal dopoguerra non hanno ancora un mandante. Quanti sanno e rimangono in silenzio? Il paradosso delle verità inaudite (e inascoltate) sulle stragi di Stato dei mafiosi dal carcere e delle amnesie di ex ministri e ex presidenti della Commissione Antimafia, come Martelli e Violante, è la fotografia di una Nazione che vive nell’oblio e grazie all'oblio. L'italiano è sempre solo di fronte al Potere, un'entità semidivina, tollerante con chi si inchina ad essa o ci convive, ma implacabile con chi la contrasta. Per il quinto anno consecutivo il calendario dei Santi Laici ricorda i nostri caduti, dai bambini del treno 904, il treno di Natale del 1984, ad Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, massacrato perchè proteggeva l’ambiente in cui era nato. Morto perchè solo. Un giudice ha affermato che la Seconda Repubblica è nata su pilastri di sangue, ma quel sangue si è subito asciugato nella memoria collettiva. Ed è questo che nutre il Potere, non il suo esercizio criminale, il timore che incute, i mezzi di cui dispone, ma l'indifferenza degli italiani."
Beppe Grillo
Il Calendario dei Santi Laici 2011 può essere scaricato gratuitamente o comprato nella versione da tavolo a prezzo libero.
Non riesco più a guardare un film senza sentirmi profondamente disgustato dalla morale stereotipata che trasuda da ogni scena. Grandi gesti e la Patria, la bandiera e la grandezza di chi ci governa. La superficialità insita già nella scelta degli attori, divi di Hollywood che mai potrebbero passare per persone normali. L'eroismo della guerra, il tentativo volgare di giustificare la nostra società sempre e comunque. Analisi critica ridotta a zero. Insomma il manuale del perfetto cittadino moderno, che mai potrebbe dubitare di ciò che lo circonda.
Ovviamente non è così per tutti i film. Spesso trovo conforto gustandomi un cartone animato. Non quelli della Disney, sebbene debba riconoscere alcuni passi in avanti rispetto alla morale della governante presente in alcuni classici come "Biancaneve e i sette nani", "Cenerentola" o "La Bella addormentata nel bosco". Preferisco godermi certi cartoni giapponesi, che almeno mi lasciano in bocca il fascino del mistero e hanno il coraggio di sottolineare la spaccatura sempre più profonda tra gli scopi dell'uomo e quelli della Natura (la quale, sia ben chiaro, ci sopravviverà comunque).
Adoro "Il castello nel cielo" di Hayao Miyazaki, in assoluto il mio preferito. Certo presenta la semplificazione tipica del cartone animato e la contrapposizione tra l'ingordigia del potere e l'ingenuità dell'amore, ma lascia dentro un indefinito senso di tristezza per il mondo che non abbiamo, e che invece potremmo, se solo rinsavissimo un po'. Cartone dove il simbolo della vittoria è rappresentato da un albero enorme che affonda le sue radici nel cuore della nostra tecnologia, scardinandola, a ricordarci da dove veniamo e dove ritorneremo un giorno.
Se vi incuriosisce lo trovate per intero su YouTube diviso in 14 pezzi. Cliccate sull'immagine per vederne il primo.
(Il filmato è stato rimosso da Youtube...)
"E’ necessario portare il nostro cuore in miniera. Una miniera profonda, piena di testimonianze, di diamanti che brillano. Per scendere nelle sue viscere bisogna avere il cuore appresso, come una lanterna. Nei suoi lunghi cunicoli, per tutta la sua estensione, ci sono i Santi Laici. Santi più per caso che per propria volontà. Talvolta un diamante, un Santo Laico, torna in superficie, ma la sua luce offende i nostri occhi. Non sono più abituati a Giorgio Ambrosoli, Giuseppe Impastato, Rosario Livatino, don Peppe Diana. I Santi Laici sono il nostro specchio oscuro. Centinaia e centinaia di vittime. Ognuno a modo suo, spesso inconsapevole, sempre temerario, ha perso la vita per una idea di Stato che forse esisteva solo nella sua coscienza. Ascoltare le loro voci, leggere le loro storie e continuare a vivere nell’indifferenza di un Paese consegnato ai suoi peggiori istinti è difficile, per molti impossibile. Meglio cancellare le loro esistenze, le loro testimonianze civili dietro la facile definizione di “eroi”. Un eroe è un individuo eccezionale. Tutti noi, cittadini comuni, la regola che viene confermata dall’eccezione. Nella miniera c’è però una luce sempre più forte. Quella di Paolo Borsellino. Un diamante seppellito insieme ai motivi del suo assassinio. Vicino a lui, un’agenda rossa che forse farà luce nel buio senza stelle di questa Italia."
Beppe Grillo
Il Calendario dei Santi Laici 2010 può essere scaricato gratuitamente o comprato nella versione da tavolo a prezzo libero.
Troppa politica, sorry!
Parliamo invece della mia cronica scempiaggine nell' incaponirmi nella tecnica del "cazzeggia moribondo fino alle due di notte, occhi gonfi e nausea pressante alle sette di mattina". Devo dire di aver logorato a sufficienza i miei nervi nel tentativo di scucire un paio d'ore alla notte senza grossi risultati (in quanto a produttività), a parte un nervosismo esteso a tutti i livelli dell'interazione umana (con le dovute eccezioni). La cosa strana è la tenacia con la quale resisto a qualsiasi logico e semi-inconscio intento ristoratore, tipo quando mi accorgo che la testa continua a ciondolarmi mentre alterno sonno incipiente (o effettivo) a bruschi risvegli con annesso effetto caduta (mai provato?). Una persona sana e coscienziosa pretenderebbe da se stesso un'azione secca e decisa nella direzione dell'autoconservazione, vale a dire pigiama, pulizia dentale, bagno e letto, in ordine (quasi) sparso (a meno che non ve la facciate tra le lenzuola). Il mio livello di allerta deve essere starato o il mio senso dell'io deve avere perso temporaneamente la mira perché qualsiasi proposito riparatore giurato davanti a me stesso o a mia mamma finisce sempre schiacciato dalla fatalità dell'ennesima distrazione. Forse è la luce che emana dai cristalli liquidi a tenermi inchiodato davanti allo schermo, chi lo sa. Magari si gioca tutto nel semplice fatto di non essere in grado di rimandare al giorno dopo, semplicemente, la mia mente va in panne mentre cerca di sbrogliare la matassa del problema in corso, lungi dall'essere risolto ma incubo delle due di notte. Un vortice di pensieri impastati di sonno e mescolati a melodrammatiche immagini di me tapino che non ho tempo per sviluppare le mie passioni. Risultato: inattività sistematica e scoraggiante, fissità sullo schermo, cervello divagante e sbadiglio facile. Inutile "farfugliamento" sui tasti, produttività pari a zero. E tanti saluti ai miei buoni propositi.
Arrivato! Primo e secondo numero in una botta sola (vedi post sotto). Forse il postino aveva pensato di fare un viaggio unico al posto di due.. in ogni caso è andata (con qualche senso di colpa per aver pensato male). Per non sbagliare stamattina mi ero premunito "arraffando" una copia nella prima edicola trovata, non si sa mai. L'edicolante mi ha guardato affermando: "oggi regge meglio", alludendo al fatto (ahah) che il giorno prima il giornale era evaporato per le 8, per poi aggiungere, espressione ammiccante: "È perché me ne han date più copie...". Simpatica donnina. Le voglio bene perché ne aveva una copia in più per me.
Sono impaziente e felice allo stesso tempo. Fremente d'attesa, un'attesa rimasta oggi in parte (vedi <sotto>) insoddisfatta. Sto aspettando invano il primo numero del Fatto Quotidiano, giornale diretto da Antonio Padellaro al quale mi sono abbonato. Forse se l'è fregato l'ufficio postale pensando di accaparrarsi un futuro cimelio: il primo numero di un giornale. O è scivolato dalla borsa del postino mentre sobbalzava con la sua bici tra i dossi della strada. "Fatto" sta che il ripiano fuori dell'uscio era vuoto. Che l'abbia sgraffignato un odioso passante in un raptus egoistico? Che si siano dimenticati di mandarmelo? Che abbia sbagliato indirizzo (ho controllato, è giusto)? Grrr...!!! Niente number one! Niente cimelio per le generazioni future. Niente Fatto. Ho letto il PDF, come abbonato mi spetta la versione multimediale, ma lo schermo non ha la consistenza della carta di giornale, non si può piegare ed infilare in un cassetto, né evidenziare, né ritagliare e neppure leggere seduti in autobus! Nulla di tutto questo!!
<sotto> 100 mila copie esaurite già alle 8 di mattina e altre trentamila spedite a casa. Domani tiratura doppia! E' tutta l'estate che l'aspetto, in fondo è anche mio. Con tutto quello che ho letto e ascoltato e immaginato e desiderato e capito e odiato e amato..
Scusate, troppo entusiasmo fa male. Continuerò a leggere la versione on-line, ma domani è un altro giorno. Pattuglierò l'uscio di casa aspettando il postino.
*#^@@°!!!

