Accipicchia.
Non riesco a finire un libro che sia uno, neppure piccolo. Lo inizio e poi lo accatasto in qualche pila in camera mia, per la disperazione della mamma. Ultimamente sono pieno di libri a metà (non li ho tagliati, no). Sarà perché ho poco tempo libero e altre cose monopolizzano la mia attenzione, dal cazzeggiare in rete fino alle due di notte, alla programmazione di siti web, al piccolo orticello che io e Giulia abbiamo "allestito" in un francobollo quadrato di terra che il comune di Rubano (l'accento sulla a, grazie) ci ha gentilmente prestato (per l'irrisorio affitto di 35 euro l'anno). Sarà anche perché mi sono beccato la classicite acuta, una malattia comune a chi ha passato troppo tempo ad elucubrare sui concetti fondamentali della miserrima esistenza umana diligentemente congelati tra le righe dei grandi classici del 900 (e non). Sintomi: insofferenza (alla riflessione (sull'essere(umano))). Cura: chiudere il libro, deponendolo sulla sommità traballante di una pila di suoi simili, preferibilmente in bilico, pronto per un secondo tentativo, aprire immantinente una rivista o una pagina web, rilassarsi mettendosi comodi sulla poltrona, disconnettersi dalla realtà fino all'ora di cena.
Scherzi a parte, sto cercando di finire un bel libro, "Il Maestro e Margherita". Sono a pagina 200 circa. Sto ancora cercando di capire dove vuole andare a parare, ma lo stile è qualcosa come divertente e preciso. Nel frattempo ne ho comprato un secondo (o terzo) giusto oggi: "Codice Libero". Lo so cosa vi state chiedendo: quale dei due finirà per primo in bilico su una pila di libri?
Un attimo!
Ecco, mi è venuta un'inaspettata voglia di rileggermi tutti i libri di Baricco, da "Castelli di Rabbia" a "Oceano Mare" a "Novecento".
In un'altra vita, forse.

