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Raramuri

Sono super-maratoneti, detengono ogni record mondiale di corsa dai 100 km in su, ma vivono nell’anonimato e nella povertà più profondi nella Sierra Madre del Messico del Nord. Sono gli indios Tarahumara, una tribù dimenticata dai bianchi, da essi considerati il diavolo, e dal loro stesso Dio. Si sono dati un nome poetico, Raramuri, «piedi che corrono», perché su queste lunghissime distanze volano come se volessero salire al cielo. Non c’è nessuno che li batta, perché per loro i piedi sono delle ali. Vivono di agricoltura e di una strana caccia, quella ai cervi, non con l’arco e le frecce ma coi piedi, la loro unica arma: sfiancano gli animali correndo loro dietro giorni e giorni, finché la preda non si abbatte esausta. Roba da leggenda...
Ennio Caretto
“Corriere della Sera” - 31/07/2002

Citazione presa dal libro: "SOFTWARE LIBERO PENSIERO LIBERO"

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Ellekappa
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scritto da: Antonio
October 13, 2009

Troppa politica, sorry!

Parliamo invece della mia cronica scempiaggine nell' incaponirmi nella tecnica del "cazzeggia moribondo fino alle due di notte, occhi gonfi e nausea pressante alle sette di mattina". Devo dire di aver logorato a sufficienza i miei nervi nel tentativo di scucire un paio d'ore alla notte senza grossi risultati (in quanto a produttività), a parte un nervosismo esteso a tutti i livelli dell'interazione umana (con le dovute eccezioni). La cosa strana è la tenacia con la quale resisto a qualsiasi logico e semi-inconscio intento ristoratore, tipo quando mi accorgo che la testa continua a ciondolarmi mentre alterno sonno incipiente (o effettivo) a bruschi risvegli con annesso effetto caduta (mai provato?). Una persona sana e coscienziosa pretenderebbe da se stesso un'azione secca e decisa nella direzione dell'autoconservazione, vale a dire pigiama, pulizia dentale, bagno e letto, in ordine (quasi) sparso (a meno che non ve la facciate tra le lenzuola). Il mio livello di allerta deve essere starato o il mio senso dell'io deve avere perso temporaneamente la mira perché qualsiasi proposito riparatore giurato davanti a me stesso o a mia mamma finisce sempre schiacciato dalla fatalità dell'ennesima distrazione. Forse è la luce che emana dai cristalli liquidi a tenermi inchiodato davanti allo schermo, chi lo sa. Magari si gioca tutto nel semplice fatto di non essere in grado di rimandare al giorno dopo, semplicemente, la mia mente va in panne mentre cerca di sbrogliare la matassa del problema in corso, lungi dall'essere risolto ma incubo delle due di notte. Un vortice di pensieri impastati di sonno e mescolati a melodrammatiche immagini di me tapino che non ho tempo per sviluppare le mie passioni. Risultato: inattività sistematica e scoraggiante, fissità sullo schermo, cervello divagante e sbadiglio facile. Inutile "farfugliamento" sui tasti, produttività pari a zero. E tanti saluti ai miei buoni propositi.

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