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Raramuri

Sono super-maratoneti, detengono ogni record mondiale di corsa dai 100 km in su, ma vivono nell’anonimato e nella povertà più profondi nella Sierra Madre del Messico del Nord. Sono gli indios Tarahumara, una tribù dimenticata dai bianchi, da essi considerati il diavolo, e dal loro stesso Dio. Si sono dati un nome poetico, Raramuri, «piedi che corrono», perché su queste lunghissime distanze volano come se volessero salire al cielo. Non c’è nessuno che li batta, perché per loro i piedi sono delle ali. Vivono di agricoltura e di una strana caccia, quella ai cervi, non con l’arco e le frecce ma coi piedi, la loro unica arma: sfiancano gli animali correndo loro dietro giorni e giorni, finché la preda non si abbatte esausta. Roba da leggenda...
Ennio Caretto
“Corriere della Sera” - 31/07/2002

Citazione presa dal libro: "SOFTWARE LIBERO PENSIERO LIBERO"

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Ellekappa
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scritto da: Antonio
December 1, 2009

Non voglio essere frainteso, ma credo che abbia ragione Berlusconi quando afferma che la magistratura (e non solo) si sta sostituendo all'opposizione. E questo non perché, come lui ribadisce, i giudici siano politicizzati o rossi. La magistratura compie semplicemente  il proprio dovere ed inevitabilmente si imbatte nei reati del Cavaliere, arrivando allo scontro istituzionale. Perché la Costituzione italiana è fatta così, non si può proprio chiudere un occhio e bloccare l'azione giudiziaria, indipendente grazie al modo in cui la magistratura è strutturata, con il Csm e tutto il resto. Non si può dire ai giudici italiani "fai questo processo e questo altro no", cosa che per altro quegli illustri mascalzoni del PdL vorrebbero ottenere con la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri.

Ma non si tratta soltanto della magistratura. Anche l'informazione, quella vera, resiste, barricata in trincea, isolata e sbeffeggiata dai reality show che impazzano a tutte le ore del giorno e dai telefilm di Minzolini & C. Alcune notizie continuano ostinatamente a circolare, proprio non si riesce ad evitare, il rubinetto dell'informazione che Berlusconi vorrebbe possedere non vuole saperne di funzionare a puntino. Alcuni canali di trasmissione delle notizie restano (internet in primis), e resteranno. Vedete, anche qui si mette di traverso la Costituzione che difende senza se e senza ma la libertà di informazione. Articolo 21.

E se vogliamo non si tratta neppure, soltanto, di giudici comunisti e giornalisti deviati, perché ci si mettono anche associazioni di cittadini, girotondi, sindacati, chi più ne ha più ne metta, insomma tutta quella parte della società civile (tanta) che fa catenaccio e resiste. E a voler fare gli avvocati del diavolo si potrebbe affermare che anche qui, perdindirindina, si tratta della Costituzione, la quale garantisce la libera associazione di persone e afferma che la sovranità appartiene al popolo, e non certo a Berlusconi.

Ed ecco la stranezza dell'Italia. Qui da noi lo scontro alla pari tra le due fazioni politiche antagoniste (destra e sinistra) è decaduto da almeno 15 anni (e forse più). Ciò che sta avvenendo in Italia è una guerra all'ultimo sangue per mantenere in vita i valori della Costituzione e della società democratica come la conosciamo, in un campo di battaglia dove l'opposizione ufficiale, quella politica per intenderci, ha da tempo abbandonato la partita, rinunciando a battersi, abdicando. Berlusconi non ha alternative e non conosce compromessi, non si fermerà mai e non potrà farlo. Quelli che a sinistra non lo capiscono (o non lo accettano) dovrebbero farsi da parte a favore di armate corazzate e cannoneggianti. Perché Berlusconi non può fermarsi, se lo facesse sarebbe finito. E' invischiato in faccende legate alla mafia (secondo uno stuolo di pentiti), corruzione giudiziaria, evasione fiscale, e chi più ne ha più ne metta. Non può semplicemente ritirarsi, lasciare il passo, deve andare fino in fondo, perché la sua salvezza consiste nel bloccare i meccanismi della democrazia che vorrebbero farlo rispondere delle proprie azioni. La salvezza sua è la distruzione nostra. Dello Stato e della democrazia. Alternative non ce ne sono. O lui o noi. Non si può discutere con il ladro, non esistono vie di mezzo. Chi pensa il contrario, chi continua a nicchiare e spera ancora di arrivare al dialogo e alle riforme condivise, è un idiota o un corrotto che dovremmo stanare ed espellere.

Ciò che resta della resistenza sono frammenti di società civile, frammenti di magistratura, frammenti di informazione.

Ma anche quelli, prima o poi, cederanno.

 

 

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