Cos'è la permacultura e come mi ha influenzato: i 12 principi

Autore: Antonio

Categoria: Permacultura

Scritto il 02-03-2014

La permacultura non è, come alcuni credono chiamandola erroneamente permacoltura, un diverso metodo di coltivazione, sebbene essa sia spesso e volentieri associata a tecniche colturali quali l'agricoltura sinergica e biodinamica. La permacultura non afferma categoricamente che si debba coltivare secondo il metodo sinergico e/o biodinamico e non fornisce una risposta univoca sul come si debba gestire la terra, i pascoli, gli ambienti naturali. Semmai fornisce dei principi base astratti che poi devono essere calati nella realtà in questione.

Detto questo, la permacultura non è propriamente una filosofia né tanto meno un'ideologia. Allora cos'è la permacultura? Secondo un autorevole permacultore di nome Toby Hemenway la permacultura è un approccio alla progettazione, cioè il tentativo di ideare/progettare seguendo una serie di principi. Tali principi, sintetizzati negli anni da uno dei due padri fondatori del concetto di permacultura, David Holmgren, sono elencati di seguito.

Come in tutti i nuovi movimenti culturali, vedi ad esempio la Decrescita, anche nella permacultura esistono più approcci/filoni. Io preferisco quello di Holmgren, a mio parere più profondo rispetto all'approccio di Bill Mollison (altro padre fondatore della permacultura).

Una diversa definizione della permacultura viene data dallo stesso Holmgren, secondo il quale (la permacultura) può esere considerata un adattamento convinto alla realtà del declino energetico. Questa definizione rispecchia in gran parte l'idea che l'enorme sviluppo economico, sociale e culturale degli ultimi secoli sia stato in ultima analisi generato attraverso lo sfruttamento dell'enorme disponibilità di energia sotto forma di combustibili fossili.

Sempre Holgren afferma che la permacultura potrebbe essere descritta come una concezione postmoderna, in cui tutti i presupposti sono aperti alla discussione e gli elementi derivati da diversi sistemi e tradizioni sono combinati prescindendo da qualsiasi estetica o tradizione prefissati.

La permacultura è intrisa dei concetti di azione dal basso verso l'alto e pensiero dall'alto verso il basso. Pensare dall'alto verso il basso significa possedere una visione d'insieme, olistica, del problema in questione e/o della società, vista come elemento di una struttura globale più grande ed interconnessa. Agire dal basso verso l'alto significa che le persone stesse posseggono questa visione d'insieme, che non è quindi patrimonio delle istituzioni o di élite sociali/politiche/partitiche, e agiscono spontaneamente per se stesse e per il bene comune.

Di seguito i 12 principi di progettazione, così come sono stati pensati e formalizzati da Holmgren dopo anni di pratica diretta, presentazioni, articoli e dibattiti attorno al concetto di permacultura.

I dodici principi della permacultura
I dodici principi della permacultura (clicca per scaricare in versione PDF).
  1. Osserva e interagisci (la bellezza è negli occhi di chi guarda)
  2. Raccogli e conserva energia (prepara il fieno finché c'è il sole)
  3. Assicurati un raccolto (non si può lavorare a stomaco vuoto)
  4. Applica l'autoregolazione e accetta il feedback (i peccati dei padri ricadranno sui figli fino alla settima generazione)
  5. Usa e valorizza risorse e servizi rinnovabili (lascia che la natura segua il suo corso)
  6. Non produrre rifiuti (un punto a tempo ne risparmia cento)
  7. Progetta dal modello al dettaglio (gli alberi non sono la foresta)
  8. Integra invece di separare (molte mani rendono il lavoro leggero)
  9. Piccolo e lento è bello (con lentezza e costanza si vince la corsa)
  10. Usa e valorizza la diversità (non mettere tutte le uovo nella stessa cesta)
  11. Usa e valorizza il margine (smetti di credere di essere sulla buona strada solo perché è molto frequentata)
  12. Reagisci ai cambiamenti e usali in modo creativo (bisogna imparare a vedere le cose non solo come sono ma anche come saranno)

L'aspetto vincente dei suddetti principi sta nella loro semplicità e nella facilità nell'impararli a memoria, oltre che nella forza iconica dovuta alle immagini e ai proverbi associati ad essi. Sebbene ogni principio debba essere approfondito e compreso, sia singolarmente sia come parte di un pensiero coerente, questo approccio è certamente di facile applicazione e permette di illustrare la permacultura con semplicità attraverso un "approccio pratico".

Per approfondimenti sul concetto di permacultura consiglio il seguente libro di David Holmgren: "Permacultura, dallo sfruttamento all'integrazione. Progettare modelli di vita etici, stabili e sostenibili".

leggi tutto 0 commenti

La ricchezza dalla natura e un futuro a bassa tecnologia

Autore: Antonio

Categoria: Società

Scritto il 26-12-2013

Nel suo saggio Soldi contro energia fossile David Holmgren, cofondatore del concetto di permacultura scrive:

Lo svolgimento della crisi climatica/energetica/economica sta surriscaldando un dissenso nella vecchia politica industriale. Il dissenso deriva da due fondamentali convinzioni su quale sia la fonte della ricchezza. La ricchezza proviene dalla creatività e dall'innovazione umana o si trova nel mondo naturale? La capacità umana è la sorgente o un sottoprodotto del potere reale?

Credo che due paradigmi alternativi (e per la maggior parte complementari), impliciti in queste questioni, abbiano dato forma alla storia del mondo moderno forse più che non le ideologie politiche della Destra e della Sinistra. Io qualifico questi paradigmi, sempre più in conflitto, con la seguente sintesi: fede nella ricchezza e nel potere provenienti dalla “genialità umana” (intendendo “fede nella genialità umana nel superare le limitazioni fisiche”) contro fede che la ricchezza e il potere risultino dal controllo dei “buchi nel terreno”, cioè dalle risorse fisiche.

La risposta che la società attuale dà alla suddetta domanda, se la ricchezza derivi dalla genialità umana o dalle risorse fisiche, pende assolutamente a favore della genialità umana. In effetti dal Rinascimento in poi (e con un'accelerazione sorprendente dall'inizio della rivoluzione industriale), il pensiero che l'intraprendenza umana e lo spirito imprenditoriale non possano superare tutte le limitazioni fisiche ha perso voce in capitolo fino a scomparire.

Eppure è innegabile che le risorse fisiche, energetiche e non, abbiano giocato un ruolo fondamentale nel recente sviluppo della civiltà umana. Per dimostrarlo basta osservare il seguente grafico, che mostra l'aumento dell' energia consumata dalla società umana dall'inizio del 1800 ad oggi.

Consumo di energia nel mondo dal 1820 ad oggi
Consumo di energia nel mondo dal 1820 ad oggi.

Osservando l'incredibile impennata nel consumo dell'energia grazie al carbone e poi al petrolio e al gas naturale, che oggi costituiscono circa l'86% del totale di energia consumata, è impossibile non farsi venire il dubbio che la genialità umana non sia il fattore determinante nell'ottenimento della ricchezza. Potremmo chiederci se tolta la disponibilità di energia fossile la genialità umana potrebbe continuare a generare l'odierna ricchezza materiale e consumistica nel quale sguazziamo.

L'idea stessa della crescita continua racchiude in sé la convinzione che non esistano limiti fisici che non possano essere superati da una corretta gestione della macchina economica, capitale e forza lavoro. Se si presenterà una scarsità in termini energetici o di risorse l'ingegno umano troverà un'alternativa altrettanto funzionale in tempi rapidi.

Il capitalismo e il marxismo non fanno altro che ridurre tutta la questione economica/sociale alla gestione del capitale e della forza lavoro, dimenticando che la vere fonti della ricchezza non sono tanto o solo il capitale o la forza lavoro ma le risorse fisiche dalla terra: la disponibilità di energia, la terra fertile, gli alberi e l'acqua, i servizi ambientali. Questa dimenticanza si è protratta per più di due secoli visto che tali fattori, quelli ambientali, sono sempre stati tanto abbondanti da essere stati considerati delle costanti e eliminati dall'equazione economica. Per citare Holmgren entrambe le teorie, capitalista e marxista, vedono nella genialità umana l'unica vera fonte della ricchezza, dimenticando che i fattori ambientali quali la scarsità di risorse, la sovrappopolazione, la degradazione dei suoli sono stati i veri fattori determinanti del benessere o del declino/collasso di civiltà passate e/o delle migrazioni dei popoli.

Come scrive Jared Diamond nel suo bellissimo libro "Armi, acciaio e malattie", è molto più probabile che il diverso grado di sviluppo dei vari popoli della terra, euro-asiatico, precolombiano, africano, etc, sia stato determinato da fattori ambientali/energetici piuttosto che dalle scelte organizzative dei popoli stessi. Questa spiegazione viene solitamente rifiutata e bollata come "determinismo ambientale". Come a dire: la ricchezza dalla natura ha pesato infinitamente meno della genialità umana di questo o quel popolo.

La fede nella genialità umana ci costringe a credere che la tecnologia risolverà tutti i problemi. In particolare internet e la tecnologia dell'informazione vengono viste come quel punto di svolta che permetterà ai vari popoli l'ottimizzazione della gestione organizzativa ad un costo energetico pari a zero. Personalmente mi sento di dubitare che tali tecnologie saranno nel futuro altrettanto determinanti, nel bene o nel male, della disponibilità o meno di risorse energetiche di tipo fossile.

Riguardo alle tecnologie dell'informazione, internet, digitale, etc, sebbene tali tecnologie permettano risultati enormi con minimi costi energetici, come lo scambio di informazioni al costo di poca energia elettrica, è chiaro che esse sono il punto più alto dello sviluppo tecnologico e che per questo non possono esistere se non in una società complessa che, per la sua stessa esistenza, richiede l'utilizzo di molta energia.

Per chiarire il concetto, non può esistere internet senza la rete elettrica, né la rete elettrica senza centrali a gas, carbone o nucleari, senza scuole di alto livello per formare tecnici in grado di progettare e riparare queste complesse tecnologie, senza un sistema burocratico che possa allocare le risorse necessarie, una diffusa alfabetizzazione (senza i quali le suddette tecnologie sarebbero inutili), una sistema economico che permetta alla famiglie di mantenere due o più membri non produttivi fino ai 25/30 anni, un surplus alimentare che permetta ad una piccola percentuale di contadini di sfamare la restante popolazione che non coltiva la terra ma progetta, costruisce e ripara le suddette tecnologie e il sistema che le rende possibili.

L'insieme di questi fattori va a determinare quell'energia nascosta che deve essere computata se si vuole realmente conteggiare il consumo energetico della tecnologia dell'informazione. Tenendo conto di tutti questi fattori è chiaro che il consumo energetico di internet è altissimo. Non è tanto la spesa in termini di energia elettrica per far funzionare internet stesso, quanto il totale costo energetico di una società abbastanza complessa da poter realizzare e manutenere tale tecnologia nel tempo.

L'ecologo americano Howard Odum ha definito questo ammasso di energica nascosta, solitamente non computata, come energia incorporata. Nello specifico l'energia incorporata viene definita come l'energia totale necessaria per produrre un bene o servizio, non soltanto nello stadio di costruzione e di utilizzo, ma anche tutta l'energia spesa per costruire quel pezzo di società che è necessaria alla costruzione di quel bene o servizio. L'energia incorporata può essere considerata una memoria dell'energia. L'energia incorporata di un oggetto aumenta all'aumentare della sua complessità ed è per questo che le tecnologie dell'informazione e tutte le tecnologie complesse hanno un'enorme energia incorporata: per il loro mantenimento è necessario nel tempo un enorme flusso di energia (attualmente di tipo fossile).

Con queste considerazioni in testa è chiaro che internet non galleggia nell'etere ma è ben calato nella fisicità delle centrali a gas e carbone e del petrolio utilizzato per spostare i beni e i servizi necessari all'esistenza della rete elettrica, telefonica, gps e quant'altro. Internet sta sulla cima di una piramide che vede un enorme flusso di energia di tipo fossile entrare dalla base. La mia opinione è che nel caso di una prolungata crisi energetica tutto quello che sta sulla punta della piramide scomparirà per prima, internet compreso.

La società attuale è stata costruita utilizzando enormi risorse energetiche di tipo fossile. Bisogna considerare tale energia fossile come energia incorporata nella società stessa. Tutto quello che stiamo usando oggi, compresa la ricerca e la maggior parte delle tecnologie per sfruttare le energie rinnovabili, dipende da tale energia fossile. Più la società diventerà complessa e maggiore sarà il flusso di energia (attualmente di tipo fossile) necessario per tenerla in piedi. Al contrario, se la disponibilità di energia dovesse diminuire, globalmente o per singoli stati, saremmo costretti a diminuire la complessità sociale e tecnologica delle nostre società.

Se consideriamo il caso dell'Italia, la cui produzione di gas e petrolio è praticamente nulla in confronto alle importazioni, possiamo pronosticare che la complessità sociale e tecnologica si semplificherà a mano a mano che caleranno i consumi di gas e petrolio, cosa che sta già accadendo (si veda questo mio post: Un crudo risveglio). E in generale gli stati occidentali, Europa e USA, stanno diminuendo il consumo annuo di energia da combustibili fossili (il cui prezzo cresce con la domanda globale), soprattutto petrolio. Questo perché la produzione mondiale non basta a soddisfare la domanda crescente e i mercati asiatici si prendono una fetta sempre più grande del petrolio disponibile.

Se consideriamo che 6 miliardi di persone lotteranno nei prossimi anni per raggiungere il nostro benessere materiale, possiamo capire come, a meno di una rivoluzione energetica che non vedo all'orizzonte, la disponibilità di energia pro-capite dei popoli occidentali non potrà che calare. Caleranno anche la nostra ricchezza, il nostro livello tecnologico, la complessità sociale? Chi è convinto che la genialità umana sia la base della ricchezza dirà no, assolutamente no. Basterà cambiare sistema economico per ricominciare a crescere. I capitalisti diranno che serve più libero mercato. I socialisti diranno che la colpa è del libero mercato. Entrambi sosterranno che una diversa gestione del capitale e della forza lavoro sarà sufficiente ad aggirare i limiti fisici.

Io credo che se la disponibilità di energia pro-capite e/o globale calerà, come è prevedibile che succeda, il futuro possibile sarà a bassa tecnologia.

leggi tutto 0 commenti

La decrescita di Thoreau

Autore: Antonio

Categoria: Decrescita e Transizione

Scritto il 30-10-2013

Alcuni estratti dal libro Walden, ovvero vita nei boschi di Henry David Thoreau.

Anch'io avevo, per così dire, intessuto panieri di trama assai fine, senza preoccuparmi di farli apparire agli altri degni d'essere comprati. Nondimeno, io avevo pensato che il farli valesse la pena; e però, invece di preoccuparmi di fare in modo che gli altri stimassero vantaggioso il comprarli, piuttosto avevo studiato la maniera per evitare la necessità di venderli.

I re e le regine che portano un vestito per una sola volta non possono sapere come sia comodo indossare un abito che stia bene - anche se i loro vestiti sono fatti da sarti o sarte di grande fama. Essi sono soltanto degli attaccapanni, cui s'appendono i vestiti puliti. Ogni giorno che passa i nostri abiti divengono sempre più simili a noi, in quanto ricevono l'impronta del carattere di chi li indossa, talché esitiamo a metterli da parte senza quell'indugio, quelle cure mediche e quella certa solennità che usiamo verso i nostri corpi. Non ho mai stimato di meno nessuno, perché i suoi vestiti erano rattoppati; tuttavia, sono certo che ci si preoccupi di più di portare vestiti alla moda, o per lo meno puliti e senza toppe, che d'essere a posto con la coscienza. [...] Talvolta metto alla prova i miei conoscenti con domande come: "Lei andrebbe in giro con una toppa o magari due soli rammendi sul ginocchio?" La maggior parte di essi si comporta come se pensasse che una cosa del genere comprometterebbe il proprio futuro. Per loro sarebbe più facile andare in giro zoppicando con una gamba rotta, piuttosto che con un pantalone stracciato.
[...] M'è stato raccontato di un cane che abbaiava a ogni sconosciuto che s'avvicinasse vestito alla casa del padrone, mentre si calmava subito alla vista di un uomo nudo, fosse stato anche un ladro. Sarebbe interessantissimo sapere fino a che punto gli uomini riuscirebbero a conservare il loro rango individuale, una volta spogliati dei loro vestiti. Chi potrebbe, in tal caso, identificare con sicurezza, in un gruppo di uomini civili, quali di essi appartengano alla classe più considerata?

(continua ...)

leggi tutto 0 commenti

Raccogliere i semi degli spinaci

Autore: Giulia

Categoria: Orto e semi

Scritto il 19-09-2013

Una cosa che differenzia gli spinaci dalle altre piante da orto è che si tratta di una pianta dioica, cioè che ha esemplari maschili e femminili.

Quando si decide di raccogliere i semi degli spinaci, bisogna lasciare andare in semenza una certa quantità di piante. Nel nostro orto ne abbiamo lasciate andare in semenza almeno una quindicina.

raccolta semi spinaci

(continua...)

leggi tutto 3 commenti

Egitto, crisi delle risorse

Autore: Antonio

Categoria: Società

Scritto il 05-07-2013

Vorrei dire alcune cose sulla crisi egiziana. Oltre alla crisi economica e a quella politica L'Egitto sta vivendo almeno altre due crisi, una alimentare e una energetica. Secondo me oggi l'Egitto rappresenta un microcosmo che racchiude i problemi che l'intero mondo potrebbe vivere in una ventina d'anni.

La crisi alimentare è evidente. L'Egitto è un paese economicamente povero e importatore di cibo, soprattutto grano. Il prezzo dei cereali è più che triplicato negli ultimi 10 anni anche a causa dell'aumento del costo dei combustibili fossili, in particolare del petrolio. Tale aumento ha certamente contribuito in modo determinante alla crisi del mondo arabo. In Egitto la spesa che una famiglia ordinaria deve sostenere per il cibo è pari al 40% delle entrate, se il cibo salisse ulteriormente (come è previsto che accada nei prossimi 10 anni) la situazione diventerebbe ancora più insostenibile.

Oggi in Egitto vivono circa 80 milioni di persone, dei quali poco più della metà nutriti con cibo coltivato in loco. La restante frazione di popolazione viene nutrita con cibo importato, pagato a caro prezzo. Oggi la popolazione in Egitto aumenta di circa 1,7% all'anno, che significa che tra circa 40 anni tale popolazione sarà il doppio di oggi (ammesso che il tasso di crescita resti costante). Dove tale paese troverà cibo sufficiente per nutrire tutti è abbastanza ovvio: sarà costretto ad aumentare la propria dipendenza dal cibo importato, ad un prezzo che si prevede più alto di oggi, cosa che non andrà di certo ad influire positivamente sulla situazione economica del paese e porterà con grande probabilità ad ulteriori deterioramenti socio/economico.

Da un punto di vista energetico la situazione è altrettanto grave. L'Egitto possiede una discreta quantità di petrolio ed è stato, negli anni, un esportatore di tale combustibile. È il più grande produttore di petrolio del continente africano non appartenente all'OPEC. Ma l'Egitto, come decine e decine di altri paesi, ha superato il proprio picco di produzione. Produce sempre meno petrolio dalla metà degli anni 90 mentre i consumi hanno continuato a crescere. Da qualche anno ha iniziato a consumare più petrolio di quanto ne possa produrre e si è trasformato da esportatore netto in importatore netto. Deve pagarlo a caro prezzo visto il costo attuale di tale combustibile e questo non fa altro che peggiorare la situazione socio/economica.

Il seguente grafico mostra la produzione e i consumi di petrolio in Egitto. La curva blu mostra la produzione di petrolio più liquidi dal gas naturale (etano, butano, pentano, propano), che secondo me è ingannevole perché tali liquidi non possono essere usati come combustibile per il trasporto. Inceve il petrolio vero e proprio (curva rossa) sta scendendo molto più rapidamente. I consumi sono rappresentati dalla curva gialla.

Produzione e consumi di petrolio in Egitto, dati BP (curva rossa dati EIA).

Come si vede dalla seguente foto, al Cairo la gente è costretta a stare in coda per fare il pieno di benzina.

Coda per fare il pieno in Egitto. Fonte

(continua... )

leggi tutto 3 commenti

Semi autoprodotti e piantine per l'orto

Autore: Antonio

Categoria: Orto e semi , Permacultura

Scritto il 20-04-2013

Stiamo provando a chiudere il ciclo e produrre ortaggi da piante ottenute con i semi autoprodotti, cioè semi raccolti dalle piante andate in semenza durante la stagione precedente. Ci sono state alcune difficoltà, di alcune varietà non ci siamo riusciti, ma di molte altre sì. Forse l'anno prossimo recupereremo anche quelle che quest'anno abbiamo lasciato indietro. Per adesso siamo soddisfatti dei risultati ottenuti.

Le foto sottostanti mostrano le piantine prodotte nella serra in terrazza e (seconda foto) i semi raccolti. Basta un piccolo sacco di terra da fiori, se si conservano le vaschette di plastica dall'anno prima il costo per ottenere un gran numero di piantine è praticamente zero. E questo è un altro aspetto da considerare.

Sono ancora piccole perché questa primavera è stata particolarmente piovosa e le piantine non volevano saperne di sbucare alla luce. La foto è di una settimana fa e spero che entro la fine di aprile sia possibile trapiantare almeno la lattuta. I pomodori e il resto a maggio. In orto stanno per germogliare i fagioli e le patate.

Piantine per l'orto prodotte con semi autoprodotti
Piantine per l'orto prodotte con semi autoprodotti.
Semi autoprodotti dalle piante dell'orto
Semi autoprodotti dalle piante dell'orto.

La cura e la riproduzione dei semi sono fondamentali per una civiltà che intende sopravvivere a lungo, ma sembra che questo tema non sia particolarmente sentito e infatti non se ne sente quasi mai parlare. La maggior parte degli ortolani è ben felice di comprare le piantine già pronte, ma devo dire che far nascere le piantine con i propri semi dà molta più soddisfazione e fa apparire l'orticultura non soltanto un hobby della domenica ma qualcosa di più.

In permacultura si dice spesso di conservare l'energia, ma esistono diversi modi per farlo, alcuni dei quali non sono considerati, almeno non all'interno del modo convenzionale di intendere il termine "energia". In realtà le forme di energia più importanti e spesso più dimenticate sono il suolo vivente, gli alberi, l'acqua e i semi.

leggi tutto 2 commenti

I primi ministri del petrolio e del gas nel Regno Unito

Autore: traduzione di Antonio

Categoria: Energia

Scritto il 12-04-2013

Riporto qui la traduzione in italiano (fatta da me) di un interessante articolo scritto da Kjell Aleklett, l'attuale presidente di ASPO (Associazione per lo Studio del Picco del Petrolio). La versione originale di tale articolo si può trovare a questo indirizzo: The Oil and Gas Prime Ministers in UK

di Kjell Aleklett presidente di ASPO, preso da Aleklett's Energy Mix

Margaret Thatcher, uno dei più grandi leader del Regno Unito, è morta. Possiamo ascoltare alla radio e in TV come sia lodata per le sue gesta politiche. Molti ritengono che siano i cambiamenti nel sistema economico e il suo liberalismo ciò che portò al successo economico del Regno Unito negli ultimi decenni. Certamente quei fattori hanno avuto un'influenza significativa ma ciò che non viene menzionato è il fatto che Margaret Thatcher salì al potere nel Regno Unito quando questo si trovava in una posizione molto favorevole – cioè le compagnie petrolifere avevano trovato petrolio e gas naturale sotto al Mare del Nord e la produzione stava aumentando. La necessità di importare gas e petrolio diminuì e il Regno Unito divenne un esportatore di petrolio. L'aumento nella produzione di gas permise al Regno Unito di abbandonare il carbone per il riscaldamento e così le miniere di carbone poterono essere chiuse. Certo, ci furono molti contrasti attorno a questa decisione, ma fu chiaro che il carbone non poteva competere con il gas. E queste furono anche buone notizie per l'ambiente.

UK_gasl_PMsUK_oil_PMs

Oggi il Regno Unito si trova in una situazione completamente differente. Sono costretti ad importare petrolio e gas. Un grosso problema sta nel fatto che non hanno più petrolio e gas da esportare per generare introiti e pagare il petrolio e il gas che devono importare. È assolutamente chiaro che i tempi d'oro del Regno Unito come nazione produttrice di gas e petrolio sono andati. Nel periodo della maggior produzione di petrolio e gas, la nazione ebbe tre primi ministri: Margaret Thatcher, John Major e Tony Blair. Gli storici giudicheranno il modo in cui essi hanno gestito la ricchezza naturale del Regno Unito sotto forma di petrolio e gas. Alla luce della situazione economica attuale del Regno Unito si potrebbe pensare che non l'abbiano gestita al meglio. La sterlina sta perdendo valore e vedremo fino a che punto potrà scendere. Fortunatamente per il Regno Unito, esso non adotta l'Euro come moneta perché in tal caso starebbe vivendo una crisi economica anche peggiore. Comunque, così com'è, il Regno Unito può svalutare la sua moneta nei confronti dell'euro. Possiamo vedere come attualmente la Grecia, l'Italia, la Spagna e il Portogallo non siano in grado di pagare le bollette per il petrolio e il gas.

È tempo che l'Unione Europea studi seriamente la realtà del proprio futuro energetico.

leggi tutto 0 commenti

La crisi sta per finire?

Autore: Antonio

Categoria: Società

Scritto il 06-03-2013

Molte persone stanno aspettando la fine di questa crisi. Ma quando finirà davvero? Gli esperti ci dicono che probabilmente ne usciremo quest'anno o al massimo l'anno prossimo. Per come ho capito io questa crisi credo che non ne usciremo mai, almeno non nel senso che si intende di solito, dove l'economia è vista in crescita come prima e più di prima.

Innanzitutto bisogna notare che le previsioni e le proiezioni si fanno su un arco temporale limitato, da qui al 2015 e non oltre. In effetti nel mondo finanziario è difficile capire cosa succederà domani, figuriamoci tra dieci anni. Ma questo significa che il nostro sistema politico/sociale non sa prevedere, neppure a grandi linee, cosa succederà nel medio termine e deve prendere decisioni sulla base di previsioni a breve termine, mentre sarebbe più saggio riuscire ad aprire una finestra sui prossimi trent'anni per capire che cosa ci riserverà il futuro. Allo stesso modo, quando si esaminano i risultati economici e sociali, si fa solo un confronto con l'anno prima, o si va indietro al massimo di due o tre anni. Perciò la finestra temporale usata per analizzare l'andamento dell'economia e della società è limitata a pochi anni nel passato e nel futuro. Credo che questo sia voluto, serve per non far capire a chi ascolta da dove siamo partiti e dove stiamo andando (nel lungo periodo). In una finestra temporale di 5 anni è tutto un oscillare e tra alti e bassi sembra che un andamento non esista, ma se allargassimo la finestra a tutto il secolo?

Lasciatemi tracciare alcuni grafici relativi al consumo di energia dell'Italia. Avevo già tracciato grafici simili nel post un crudo risveglio, ma questi sono più aggiornati (includono il 2012) e inoltre mostrano il consumo assieme al prezzo. I dati sono presi dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas per il periodo 1946-2009. Per quanto riguarda gli anni 2010, 2011 e 2012 ho usato i dati forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico. I dati relativi al prezzo del petrolio sono forni dalla compagnia petrolifera BP.

Il grafico sottostante mostra il consumo di petrolio in Italia dal dopoguerra ad oggi (curva blu, scala di sinistra) sovrapposto al prezzo del petrolio (curva rossa, scala di destra). Il prezzo del petrolio è aggiustato per l'inflazione, quindi si tratta di dollari attuali. Che cosa notiamo?

Consumo di petrolio in Italia dal dopoguerra ad oggi
Consumo di petrolio in Italia dal dopoguerra ad oggi (curva blu, scala di sinistra) sovrapposto al prezzo del petrolio (curva rossa, scala di destra). Il prezzo del petrolio è aggiustato per l'inflazione.

Prima di tutto, guardando la curva blu, si vede benissimo tutta la storia dell'Italia dal punto di vista del petrolio. Faccio notare che il petrolio viene usato al 90% per i trasporti, che sono essenziali per far girare l'economia. Se ad esempio il consumo di petrolio scendesse della metà, il numero di camion su strada farebbe altrettanto e capite bene come sarebbe in quel caso la nostra economia (meno vendite/consumi, etc). Osservando la curva blu (consumo di petrolio) dal 1946 al 1973 circa si vede l'impressionante aumento del consumo di tale liquido: i mitici trent'anni del dopoguerra. In seguito alle crisi petrolifere degli anni 70 (politiche), il prezzo del petrolio è salito alle stelle e il consumo è calato. Negli anni 80 e 90 il prezzo è tornato a scendere (in gran parte grazie alle scoperte dei giacimenti giganti del Mare del Nord e dell'Alaska) e il consumo a salire, anche se non ai livelli del dopoguerra. Infine dall'inizio di questo secolo il prezzo del petrolio è tornato a salire e ha superato il precedente record, raggiunto negli anni 70. Contestualmente a tale aumento dei prezzi, da circa il 2000 il consumo di petrolio sta calando a picco. Pensate che torneremo ai livelli di consumo di 10 anni fa? Non credo proprio, anzi, è facile prevedere che nei prossimi 5 anni il consumo calerà a livelli allarmanti.

(continua ...)

leggi tutto 0 commenti

Dispensa di prodotti preparati in casa

Autore: Antonio

Categoria: Decrescita e Transizione , Permacultura

Scritto il 10-02-2013

Ecco una parte della nostra piccola dispensa di conserva (fatta con i pomodori dell'orto) e marmellate, entrambe preparate in casa. Inizialmente erano molti più vasetti ma una buona parte sono stati mangiati o regalati.

Passata di pomodoro fatta in casa.
Passata di pomodoro fatta in casa.
Marmellate fatte in casa.
Marmellate fatte in casa.

Nelle epoche passate la gente ha sempre trovato metodi intelligenti per conservare il cibo per l'inverno, metodi a basso consumo energetico. Oggi i nostri magazzini si chiamano supermercati e l'unico metodo di conservazione che conosciamo e pratichiamo è quello del congelamento, che richiede un costante apporto di energia per funzionare. Al contrario il sottovuoto richiede soltanto un po' di energia termica per far bollire i vasetti. Ed esistono moltissime altre tecniche le quali non richiedo continui apporti energetici.

Il secondo principio della permacultura dice di "raccogliere e conservare l'energia" e il cibo è la prima e più importante forma di energia per gli esseri viventi. Oggi la gente ha dimenticato questo fondamentale aspetto della vita, demandando il tutto ad un intreccio di grandi gruppi industriali e regolamentazioni pubbliche. Che questo sia progresso, è tutto da vedere. Potrei sbagliarmi, ma credo che sul lungo periodo le cose cambieranno.

leggi tutto 0 commenti

Ritorno energetico (EROEI) e organizzazione sociale

Autore: Antonio

Categoria: Società , Energia

Scritto il 31-12-2012

Questo post rappresenta un primo tentativo di guardare all'evoluzione sociale da un punto di vista della disponibilità di energia e di risorse a basso costo. Ho già parlato in altri post riguardo all'importanza del ritorno energetico di una fonte. Tale ritorno energetico viene riassunto in un coefficiente chiamato EROEI, cioè il rapporto tra la quantità di energia ottenuta e la quantità di energia spesa per ottenerla. Nel caso del petrolio, un indice EROEI di 100:1 significa che a fronte di una spesa energetica di un barile di petrolio se ne possono ottenere altri 100. L'indice EROEI del petrolio estratto negli anni 30 era appunto 100:1; il petrolio estratto in quegli anni ha fornito alla società un surplus energetico elevatissimo, che ha reso possibile l'esplosione della società dei servizi, dei consumi, e la globalizzazione. Negli anni 70 l'indice EROEI del petrolio è sceso a 30:1, in forte calo ma ancora elevato. Oggi siamo globalmente attorno ai 15/11:1 ed è facile prevedere che entro questo decennio scenderemo sotto la soglia del 10:1. Praticamente tutte le fonti non convenzionali di petrolio hanno un indice EROEI minore di 10:1, la maggior parte addirittura minore di 5:1. Lo stesso discorso vale per carbone e gas naturale. Ho cercato di mostrare in questo post come il progresso sociale e industriale dell'Italia dal dopo guerra ad oggi possa essere letto come un rapido e continuo incremento dell'utilizzo di energia.

Le ricerche dello studioso americano Charles Hall mettono in luce l'importanza del ritorno energetico (EROEI) per il sostentamento della società. Hall stima che all'attuale società industriale globalizzata sia necessaria una fonte energetica avente un indice EROEI minimo pari a 5:1. Lo stesso studioso afferma che per mantenere un minimo di servizi e assistenza sociale sia richiesta una fonte superiore a 10:1, che è la soglia al quale ci stiamo avvicinando (visto che stiamo sostituendo le risorse facili da estrarre con quelle costose sia economicamente che energeticamente).

(continua...)

leggi tutto 0 commenti
Pagine: 12345»