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Raramuri

Sono super-maratoneti, detengono ogni record mondiale di corsa dai 100 km in su, ma vivono nell’anonimato e nella povertà più profondi nella Sierra Madre del Messico del Nord. Sono gli indios Tarahumara, una tribù dimenticata dai bianchi, da essi considerati il diavolo, e dal loro stesso Dio. Si sono dati un nome poetico, Raramuri, «piedi che corrono», perché su queste lunghissime distanze volano come se volessero salire al cielo. Non c’è nessuno che li batta, perché per loro i piedi sono delle ali. Vivono di agricoltura e di una strana caccia, quella ai cervi, non con l’arco e le frecce ma coi piedi, la loro unica arma: sfiancano gli animali correndo loro dietro giorni e giorni, finché la preda non si abbatte esausta. Roba da leggenda...
Ennio Caretto
“Corriere della Sera” - 31/07/2002

Citazione presa dal libro: "SOFTWARE LIBERO PENSIERO LIBERO"

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scritto da: Antonio
December 10, 2009

Esistono molti modi per perdere le proprie libertà, a partire dalle necessità primarie a cui dobbiamo sottostare tutti, come la necessità di nutrirsi e di trovare riparo dalle intemperie, fino ad arrivare alle mille responsabilità che la società e l'ambiente in cui viviamo ci chiedono di onorare. La società moderna si dovrebbe far carico di garantire a tutti la soddisfazione di quelle necessità primarie di cui sopra, fornendo un luogo idoneo alla vita umana, al riparo dall'indigenza e dalla sofferenza "fisica". Il resto dobbiamo farlo noi. Gran parte di quelle responsabilità dalla quale veniamo giornalmente sommersi sono, in realtà, autoimposte. Siamo noi che le accettiamo acriticamente e che decidiamo di andare a traino, seguendo la folla.

Non è detto che ciò sia sbagliato, ma è giusto domandarsi se quello che viene spacciato come necessario lo sia realmente (o se tale necessità valga anche per noi). Ritengo che si debba mettere in dubbio ogni cosa. La superiorità dal punto di vista tecnico della razza umana sul resto del mondo animale dipende dalla nostra specializzazione come specie, vale a dire la migliore facoltà critica e la capacità speculativa. Vogliamo metterle in pratica o contiamo di regredire al rango di scimpanzé? Mettere in dubbio non significa diventare rivoluzionari o bastian contrari, tradire o rinnegare, significa soltanto diventare più consapevoli. Di quale consapevolezza stiamo parlando? Consapevolezza delle proprie necessità e dei propri bisogni. Siamo sicuri che stiamo seguendo la strada migliore verso la nostra crescita come individuo realizzato? Non si dovrebbe temere di mettere in dubbio le proprie certezze e lo sviluppo dell'individuo dipende anche, e sopratutto, da questa capacità. Vale in ogni campo. Si può sottoporre a giudizio critico ogni aspetto della propria vita, dal lavoro svolto alle tradizioni familiari o sociali più o meno inculcate o radicate. La religione. Il proprio credo politico. La preferenza sessuale. L'approccio alla vita. La morale familiare. Una società formata da individui maturi in grado di analizzare criticamente le proprie convinzioni e capire le proprie necessità è anche una società capace di accettare di buon grado le scelte degli altri e quindi le diversità, lasciando ad ognuno la libertà di decidere della propria vita.

Ma quando eseguiamo a testa bassa e accettiamo acriticamente le mille responsabilità e impegni che ci vengono sparati addosso ad ogni momento ci stiamo comportando come il perfetto ingranaggio di un meccanismo che non comprendiamo, ma che ci fa girare senza che di quel moto imposto possiamo dire alcunché.

Insomma non proprio una bella prospettiva. Anzi nessuna.

 

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