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Raramuri

Sono super-maratoneti, detengono ogni record mondiale di corsa dai 100 km in su, ma vivono nell’anonimato e nella povertà più profondi nella Sierra Madre del Messico del Nord. Sono gli indios Tarahumara, una tribù dimenticata dai bianchi, da essi considerati il diavolo, e dal loro stesso Dio. Si sono dati un nome poetico, Raramuri, «piedi che corrono», perché su queste lunghissime distanze volano come se volessero salire al cielo. Non c’è nessuno che li batta, perché per loro i piedi sono delle ali. Vivono di agricoltura e di una strana caccia, quella ai cervi, non con l’arco e le frecce ma coi piedi, la loro unica arma: sfiancano gli animali correndo loro dietro giorni e giorni, finché la preda non si abbatte esausta. Roba da leggenda...
Ennio Caretto
“Corriere della Sera” - 31/07/2002

Citazione presa dal libro: "SOFTWARE LIBERO PENSIERO LIBERO"

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scritto da: Antonio
December 20, 2009

Non riesco più a guardare un film senza sentirmi profondamente disgustato dalla morale stereotipata che trasuda da ogni scena. Grandi gesti e la Patria, la bandiera e la grandezza di chi ci governa. La superficialità insita già nella scelta degli attori, divi di Hollywood che mai potrebbero passare per persone normali. L'eroismo della guerra, il tentativo volgare di giustificare la nostra società sempre e comunque. Analisi critica ridotta a zero. Insomma il manuale del perfetto cittadino moderno, che mai potrebbe dubitare di ciò che lo circonda.

Ovviamente non è così per tutti i film. Spesso trovo conforto gustandomi un cartone animato. Non quelli della Disney, sebbene debba riconoscere alcuni passi in avanti rispetto alla morale della governante presente in alcuni classici come "Biancaneve e i sette nani", "Cenerentola" o "La Bella addormentata nel bosco". Preferisco godermi certi cartoni giapponesi, che almeno mi lasciano in bocca il fascino del mistero e hanno il coraggio di sottolineare la spaccatura sempre più profonda tra gli scopi dell'uomo e quelli della Natura (la quale, sia ben chiaro, ci sopravviverà comunque).

Adoro "Il castello nel cielo" di Hayao Miyazaki, in assoluto il mio preferito. Certo presenta la semplificazione tipica del cartone animato e la contrapposizione tra l'ingordigia del potere e l'ingenuità dell'amore, ma lascia dentro un indefinito senso di tristezza per il mondo che non abbiamo, e che invece potremmo, se solo rinsavissimo un po'. Cartone dove il simbolo della vittoria è rappresentato da un albero enorme che affonda le sue radici nel cuore della nostra tecnologia, scardinandola, a ricordarci da dove veniamo e dove ritorneremo un giorno.

Se vi incuriosisce lo trovate per intero su YouTube diviso in 14 pezzi. Cliccate sull'immagine per vederne il primo.

(Il filmato è stato rimosso da Youtube...)

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