Dopo quasi due anni dal primo articolo scritto mi sento in dovere di aggiornare la pagina di ABOUT, anche se presumibilmente questa non sarà letta da nessuno. Non sono cambiate tante cose, l'Italia avanza zoppicando più o meno come ha sempre fatto, crisi economia dopo crisi economica. A quando la prossima? Per conto mio sono nauseato da questi bassi politicanti di mestiere che tutti, dal primo all'ultimo, cambiano idea dalla sera alla mattina in funzione di interessi grandi e piccoli. La coerenza è un optional al quale si può facilmente rinunciare. Mi sono anche stufato di votare accozzaglie multiformi fatte di politicanti che fingono di voler risolvere problemi di lunga data quali il conflitto di interessi e che poi stazionano in parlamento a tempo indefinito, a spese nostre e senza avanzare la benché minima proposta. Gente che non sa che cosa sia l'Italia, e a cui dell'Italia non frega niente, altrimenti si sarebbe già dimessa da tempo in favore di qualcuno più adatto allo scopo.
I partiti si sono mangiati la nostra democrazia. Se non sei di un partito non sei nessuno, anzi, sei un pirla che pensa di potercela fare da uomo libero. Non voterò più alcun partito o formazione politica che continui a ricevere rimborsi elettorali. Con un referendum erano stati aboliti nel 1993 (si chiamavano allora finanziamenti ai partiti) e sono stati subito reintrodotti in barba al volere dei cittadini (cambiando qualche definizione qua e là), forse il più grande tradimento del volere popolare della storia della repubblica (il 90.3% dei votanti al referendum abrogativo aveva espresso opinione favorevole all'abolizione dei finanziamenti). Nel 2002 sono stati raddoppiati, nel 2006 si è deciso che i partiti continuassero a riceverli anche se la legislatura cadeva, oggi si parla di raddoppiarli una seconda volta (dall'idea di un luminare del PD).
Non credo più nella destra e nella sinistra, espressioni vuote per sentirsi i buoni e additare gli altri come cattivi. Ma chi sostiene questa tesi viene preso per stupido, uno che non sa e che non capisce. I più grandi sostenitori della destra e della sinistra sono gli intellettuali, che imperversano nelle televisioni e nei giornali di entrambe le fazioni politiche per individuare le ragioni di questa parte e i torti dell'altra. Spiegano, citano, si dilungano in dissertazioni politiche noiosissime, giustificano con ragionamenti contorti le più palesi nefandezze dei loro padroni. Disprezzano la povera gente, soprattutto se onesta o ingenua. In realtà l'unica vera politica dei nostri tempi è quella del dio quattrino a cui tutti fanno riferimento, destra o sinistra che sia.
Questa corsa al guadagno e alla produzione ci sta schiavizzando. Nella Russia sovietica non c'era libertà per motivi politici, oggi il motivo è economico e in buona parte a togliersi la libertà sono i cittadini stessi, ipnotizzati dalla morale dominante di questo periodo che afferma che non sei nessuno se non spendi, e quindi guadagni, un tot di soldi al mese. E' anche vero che la pubblicità ci mette del suo, sradicando modelli alternativi e inculcando il mito del consumo e degli sprechi, ma è in ultima analisi colpa nostra se abbiamo deciso di abboccare. Non è facile uscirne, soprattutto quando tutto intorno a te grida che non sei nessuno se non ostenti le tue ricchezze e i tuoi sprechi. Come scrive Grillo, siamo criceti in una ruota che non proverebbero ad uscire neppure se la porta della gabbia fosse aperta. Siamo talmente assuefatti al sistema che non tentiamo neppure di vivere diversamente, aspettiamo lamentandoci che qualcuno provveda alla nostra sorte. Siamo per lo più privi di idee, e credo che sia questo uno dei maggiori problemi del nostro tempo. Ci lamentiamo, ma in realtà non sappiamo come le cose dovrebbero andare. E soprattutto non sappiamo che cosa vogliamo. Navighiamo annoiati tra un passatempo e l'altro, scampando alla noia e avvertendo il terrore di restare anche per poco soli con noi stessi. Non abbiamo un'idea di futuro e ci disinteressiamo delle sorti degli altri. Spesso non avvertiamo neppure il senso di appartenenza alla nazione, aspettando solamente di potercene andare lontano, convinti poi di trovare qualcosa fuori, mentre quel qualcosa andrebbe cercato dentro.
Eppure cose da fare ce ne sarebbero tantissime. Per prima cosa insegnare alla gente come uscire da questo gioco perverso al di più, provare a mostrare il mondo in un ottica diversa da quella ufficiale. Raccogliere testimonianze di persone che sperimentano stili di vita differenti e creare una rete. Il movimento della Decrescita Felice vuole fare proprio questo. Come scrive Simone Perotti il sistema dice poche cose, ma molto precise: "attento ad uscire dal gruppo, ti assumi una bella responsabilità". Ma una volta usciti si scopre che non esiste alcuna pistola puntata ad attenderci, nessuno che ti ricacci dentro con la forza. Non servono militari quando la gente si auto costringe ad eseguire gli ordini. Basta una televisione. Le situazioni per uscirne sono le più disparate, tanto che è impossibile generalizzare. Chi è più fortunato e chi meno, ma è assurdo pensare sempre e comunque che "devi farcela da solo".
Si deve dubitare della televisione e dei suoi modelli effimeri e vuoti, della pubblicità, ma anche della maggior parte dei programmi informativi. Certo anche lì si trova del buono e del cattivo, ma tranne rarissime eccezioni anche coloro che sembrano migliori sono comunque inseriti in un circuito che li costringe a dire e fare le cose imposte dal teatrino, che è quello dello spot pubblicitario dopo la trasmissione impegnata. "Vuoi evacuare meglio? Compra Activia". Difficile trovare la realtà nella televisione, tutto viene macinato nel calderone dell'odience. L'importante è lo spettacolo.
Si deve riscoprire stili di vita del passato abbandonati più per stupidità che per reale necessità. Il progresso l'ha imposto. Si è più stressati, si vede meno verde e ci si ammala più frequentemente di mal di gola e raffreddore. Tutto diventa stress. Corse, appuntamenti, traffico, smog, rumore.
Bisogna ritrovare il piacere di fare le cose assieme. Non siamo più capaci di costruire qualcosa di diverso da quello che passa per i canali ufficiali. Solo la fantasia dei pubblicitari sembra non languire, mentre noi restiamo affossati nel divano ad osservare. Siamo diventati dei guardoni.
E poi credere in qualcosa: trovate voi cosa. Io credo nella decrescita, nella cultura libera e nel software libero, nella politica come servizio civile e in molte altre cose. Credere in qualcosa significa avere un' idea e avere un idea significa avere qualcosa da fare. Oggi sembra che tutto sia vanità e che alla fine ogni cosa si riduca al soldo e puzzi. Non ci sono valori, non c'è nulla di pulito per cui valga la pena battersi, tutto diventa irrealizzabile non appena appare un po' idealista. Dato che io credo che gli umori governino i nostri pensieri, le persone che la vedono in questo modo devono essere davvero tanto tristi e sole.
Ultima cosa: costruitevi anche la lista delle cose in cui non credete, o non credete più, e poi siate coerenti, così eviterete di ricaderci una seconda, una terza e una quarta volta.

