L'altro giorno mi è capitato di ricevere la telefonata di una giovane imprenditrice rampante che voleva affibbiarmi un lavoro grosso e potenzialmente ben pagato. Sono stato una mezz'oretta al telefono per capire di che si trattava e dopo due giorni le ho risposto via mail che rifiutavo. Ho preso questa decisione per mille motivi, primo tra tutti sta il fatto che sono da solo e un lavoro del genere non potevo farlo in così poco tempo, anche per molti soldi, pena la mia tranquillità mentale (e non è cosa da poco). Ho accumulato diverse commesse pagate discretamente bene per i prossimi trenta barra quaranta giorni, più che sufficiente per vivere. Poi si vedrà.
Però un paio di cosette le ho capite. Intanto ho dovuto subire il sussiego di quella signora che mi era stata presentata tempo addietro come una giovane imprenditrice in carriera e che adesso si trovava a vendere un bel sito senza però saperlo fare. Io ero il suo strumento chiave per l'impresa e visto che era lei a pagarmi mi apostrofava con quell' arietta di superiorità che si riserva ad un tecnico che non sa nulla di soldi e mercato, ottuso e chiuso nel suo mondo fatto di progetti concreti. Già questo mi è sufficiente per comprendere la stortura di questa società del soldo dove chi è bravo a vendere, eventualmente anche fuffa, ha le chiavi per aprire ogni porta mentre chi effettivamente sa fare e per amor proprio non se la sente di raccontar frottole viene trattato dall'alto in basso. Basti vedere gli stipendi dei rami commerciale, produzione e progettazione, indovinate chi è pagato di meno.
Per la signora di cui sopra ero già suo dipendente, stava già dirigendo i lavori, come avrei potuto dire di no ad un'offerta tanto allettante? Questo è vero in generale, molte persone dispensano lavori a pioggia e gli altri sono fortunati se riescono ad acchiapparne uno, dovendo pure ringraziare, anche se tale lavoro è l'opposto di quello a cui aspirerebbero. Vale in generale per ogni lavoratore dipendente. Spesso è un vero e proprio ricatto: o questo o niente stipendio. È una sorta di ventosa dalla quale è difficile staccarsi, ma credo in molti casi più psicologica che reale. Un legame spesso auto-imposto. Voltare le spalle a chi impone delle scelte presentate come obbligate, magari per il tuo bene, da "padre", e fare altro è in molti casi una questione più interiore che esteriore. Si accetta supinamente, spaventati da chissà cosa. È che si vuole fare il salto a metà, e in questo caso è un salto monco, che non viene spiccato mai.
Aver rifiutato il lavoro è stata una boccata d'aria fresca. Intanto la soddisfazione di poter fare ciò che mi piace, poter dire no. Non dover subire ritmi e commesse imposte, sottomesso ad addetti commerciali che vedono nel profitto il filo conduttore ad ogni svolta e che si sentono meglio di te e per questo legittimati a irriderti. E poi ho avuto conferma, per l'ennesima volta, che la frase "se chiudi questa porta per te non se ne aprirà un'altra" è una menzogna messa in circolazione per alimentare quel ricatto psicologico di cui parlavo poco sopra. Ne ho chiuse tante fino ad ora di porte, la prima quando ho cambiato vita e poi tante altre, e ad ogni porta chiusa ne ho trovate altrettante, se non di più, di aperte. Al contrario entrare sempre nell'unica porta aperta significa non sapere mai quale altra porta potrebbe riservare il futuro. Sembra sempre che tutti vogliano dimostrare che l'unica strada è quella che offrono loro, ma non è così. Smettiamola di farci ingannare da questo, la nostra libertà non si può comprare.
Ho tante cose da fare, con l'orto e tutto il resto, non posso passare tutte le giornate davanti al computer per soldi. Lo faccio già per un numero sufficiente di ore. Mi basta.

