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Raramuri

Sono super-maratoneti, detengono ogni record mondiale di corsa dai 100 km in su, ma vivono nell’anonimato e nella povertà più profondi nella Sierra Madre del Messico del Nord. Sono gli indios Tarahumara, una tribù dimenticata dai bianchi, da essi considerati il diavolo, e dal loro stesso Dio. Si sono dati un nome poetico, Raramuri, «piedi che corrono», perché su queste lunghissime distanze volano come se volessero salire al cielo. Non c’è nessuno che li batta, perché per loro i piedi sono delle ali. Vivono di agricoltura e di una strana caccia, quella ai cervi, non con l’arco e le frecce ma coi piedi, la loro unica arma: sfiancano gli animali correndo loro dietro giorni e giorni, finché la preda non si abbatte esausta. Roba da leggenda...
Ennio Caretto
“Corriere della Sera” - 31/07/2002

Citazione presa dal libro: "SOFTWARE LIBERO PENSIERO LIBERO"

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Ellekappa
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scritto da: Antonio
June 6, 2011

Faccio ormai fatica a leggere un giornale, ho sempre meno pazienza mentre scorro gli articoli e mi accorgo di come moltissimi giornalisti tentino i salti mortali per tenere a galla questo o quel politico. Del resto si tratta della loro sopravvivenza, dei giornalisti, che non saprebbero di che scrivere se i suddetti politici cadessero nell'oblio. Così è compito loro assicurarsi che ciò non accada. Cosa sarebbe della nostra classe dirigente se i giornalisti smettessero di parlarne? Scomparirebbe. Cosa sarebbe di Casini, Fini, Bersani, Berlusconi, D'Alema, Bossi, DiPietro, Vendola, se l'informazione si disinteressasse di loro e dei loro capricci aristocratici (e del loro partito) per parlar d'altro, magari di ciò che servirebbe al Paese? Ma non pensate che con ciò si inabisserebbe anche la politica, non cadete in questo tranello, assecondando ciò che loro vogliono farvi credere, e cioè che "la politica siam noi". La politica è ben altro e forse, smettendo di focalizzare l'attenzione su questi farabutti e buffoni, i politici, riusciremmo a scorgere che cosa sta dietro, buono o brutto che sia, forse capiremmo il significato vero di qualche porcata fatta passare come necessaria dalla "classe dirigente" o vedremmo come leggi assolutamente necessarie siano state affossate perché contrarie alla casta. Siamo abituati a vedere i politici, ma non la politica, e questi sono raccontati dai giornalisti che spesso e volentieri non saprebbero di che altro parlare. Perciò ho quasi smesso di leggere i giornalisti, sopratutto quelli di regime, spesso inconsapevoli.

 

Scrive Massimo Fini (estratto dell'articolo intitolato "Caro lettore che paghi di tasca tua i loro lussi...", il Giorno, 19 maggio 1996, recuperato dal libro "Senz' Anima" di Massimo Fini, Chiarelettere)

Caro lettore che ogni mattino che Dio manda in terra ti alzi alle sette per andare in ufficio o in fabbrica, per aprire bottega o per iniziare la tua attività professionale, e che la sera torni a casa più o meno alla stessa ora, stanco, scazzato, spesso deluso, li hai letti bene i verbali degli interrogatori di Francesco Pacini Battaglia detto "Chicchi"? Se non li hai letti fallo e con attenzione. Perché quei verbali riguardano anche te, anzi sopratutto te.

[...]
Mentre tu lavori da mane a sera e a volte fai fatica a sbarcare il lunario e hai problemi con la banca che non ti dà il mutuo o non ti concede un prestito, c'è gente, tantissima, forse la maggioranza, che non fa altro che maneggiare centinaia di milioni, e spesso miliardi, rubati. Quei soldi sono tuoi, caro lettore. Dall'inerzia con cui accogli gli avvenimenti di questi giorni sembrerebbe che la cosa non ti sia del tutto chiara.

[...]
Questo iceberg si chiama classe dirigente o upper class intesa nel suo significato più esteso: politici, amministratori pubblici, brasseurs d'affaires, banchieri, finanzieri, imprenditori, sindacalisti, magistrati, scrittori, giornalisti, teledivi, telepredicatori, uomini di spettacolo, cantanti. La corruzione di questa upper class agisce su due piani. Il primo, brutale, è quello della grassazione di denaro pubblico. Il secondo, più sottile, più impalpabile, ma non meno remunerativo, è quello mafioso della camarilla, dello scambio di favori: caro magistrato io piazzo i tuoi figli in Rai ma tu, se mai mi trovassi nei guai, mi aiuterai; caro segretario o sottopanza di segretario io ti faccio, con le dovute cautele s'intende, l'agiografo o smusso qualche notiziola imbarazzante ma tu mi dai una spinta per la carriera; caro direttore io ti faccio ottenere la cattedra universitaria cui aspiri ma tu mi dai una rubrica sul tuo quotidiano; caro partito io canto alle tue feste e dichiaro la mia appartenenza ma tu mi metti a disposizione la tua organizzazione. E così via. Eppoi ci sono i figli, giudiziosamente educati, pronti a prenderne il posto. Anzi, se appena han l'età, lo han già fatto: son tutti lì, in Rai, nei giornali, nelle regie, nell'imprenditoria, nella finanza, insomma nei posti più ambiti, a far un lavoro "vero". Con l'aiuto dei Pacini Battaglia che sono amici di papà che è amico dei politici che sono amici degli amici. Sono tutti solidali nella upper class ed è così che si spiega come mai basta che sia arrestato un personaggio "eccellente" perché sociologi, scrittori, "verdi", giornalisti, teledive, ex di Lc, ex di Potop, professori, politici, favorite di regime, mignotte, sindacalisti, cardinali, piduisti, cantanti si alzino in piedi gridando all'innocente, allo scandalo, alla violazione dei più elementari diritti di garanzia del cittadino. Han toccato uno del giro.

E gli altri? Non so che plebe, pecore da tosare, asini al basto, buoni solo per servire, col loro lavoro, i manutengoli del regime con le loro famiglie. E guai a reagire, anche nel più pacifico e mansueto dei modi. Son pronti gli sbirri, i caramba, la pula, la Digos, fra gli applausi del Parlamento e gli sberleffi dell'onorevole Sgarbi e di altri giullari.

[...]
Caro lettore, che ti alzi la mattina alle sette e torni la sera, stanco, deluso, umiliato, sapendo che qualcuno si fa bello elargendo l'elemosina con i tuoi soldi, e chiamandosi con ciò "solidale" e te invece gretto e meschino, fino a quando tollererai d'esser trattato come una pecora da tosare, un asino da bastonare, un cittadino di serie B, un paria di questa società?

Svegliati, lettore, svegliati! Alza la testa dalla tua scrivania, dalle scartoffie, dal computer, dalle presse, dalle merci della tua bottega. Spegni l'assordante fracasso dei televisori con cui imbonitori, buffoni, ruffiani e falsi idoli ti tengono attaccato alla sedia, imbesuendoti e facendoti credere che è Carnevale anche per te. Smettila di spasimare per Bonolis e Mara Venier, recupera quel tanto di dignità che ti è stata lasciata. E ascolta le parole di un antico ribelle, così lontane nel tempo e così vicine: "Il mio animo va sempre più fremendo di giorno in giorno quando penso al genere di vita che ci aspetta se non ci rivendichiamo da noi in libertà"*.

(* Sallustio, La congiura di Catilina)

di Massimo Fini


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