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Raramuri

Sono super-maratoneti, detengono ogni record mondiale di corsa dai 100 km in su, ma vivono nell’anonimato e nella povertà più profondi nella Sierra Madre del Messico del Nord. Sono gli indios Tarahumara, una tribù dimenticata dai bianchi, da essi considerati il diavolo, e dal loro stesso Dio. Si sono dati un nome poetico, Raramuri, «piedi che corrono», perché su queste lunghissime distanze volano come se volessero salire al cielo. Non c’è nessuno che li batta, perché per loro i piedi sono delle ali. Vivono di agricoltura e di una strana caccia, quella ai cervi, non con l’arco e le frecce ma coi piedi, la loro unica arma: sfiancano gli animali correndo loro dietro giorni e giorni, finché la preda non si abbatte esausta. Roba da leggenda...
Ennio Caretto
“Corriere della Sera” - 31/07/2002

Citazione presa dal libro: "SOFTWARE LIBERO PENSIERO LIBERO"

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Ellekappa
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scritto da: Antonio
July 17, 2011

Al contrario di alcuni io non credo che la destra e la sinistra rappresentino l'inizio e la fine di tutte le evoluzioni sociali, e infatti io non sono di destra né di sinistra nel senso che per me destra e sinistra non hanno più niente da esprimere, sono ideologie spompate frutto di due secoli e più di rivoluzione industriale. La destra e la sinistra, il marxismo e il capitalismo, sono nate con l'industria, con il capitale, con la nascita delle catene di montaggio e delle masse operaie. Questa dicotomia tra destra e sinistra non è sempre esistita e non è detto che esisterà per sempre.

L'idea di base è quella del capitale, unanimemente accettato come il motore di ogni cosa, e il fine ultimo è la produzione industriale. L'ideazione del prodotto interno lordo, il PIL, è stata la ciliegina sulla torta di una sistema che valuta il bene comune con una disequazione e cioè che la produzione di merci di un anno sia maggiore della produzione di merci dell'anno precedente. Sennò son guai. Industriali e operai, agli antipodi, sono pedine essenziali di una società che ha ormai perso ogni bussola e che si affanna nella ricerca di nuovi metodi di produrre beni inutili per aumentare il PIL, da smaltire il più in fretta possibile per poter essere sostituiti con altri. La vittoria di questo sistema è l'incontrollato aumento dei rifiuti.

Capite che entrambe le fazioni, uomini e politici di destra e sinistra, sono spasmodicamente attaccati alla speranza che la produzione e così il PIL possano aumentare all'infinito? Industriali e operai sono stretti in un abbraccio mortale che li vedrà cadere assieme o sopravvivere assieme. E questa visione del mondo, l'incremento assurdo della produzione e dei rifiuti, supera come importanza qualsiasi altra cosa. Siccome abbiamo affidato alla crescita le sorti della stabilità della nostra vita siamo costretti a passare sopra a tutto senza mai voltarci indietro, se lo facessimo saremmo perduti. E' una corsa pazza che non possiede limiti né senso della misura ed è totalmente senza scrupoli. Dalla distruzione sistematica dell'ambiente all'esaurimento delle sue risorse, il tutto in favore del mantenimento di concetti che hanno senso solo in quanto inseriti in questo folle sistema, come ad esempio il valore della borsa e dei titoli di stato, il rating internazionale, l'interesse monetario, i derivati, le stock options e chi più ne ha più ne metta.

Se io dico che la produzione deve calare sono di destra o di sinistra? In realtà verrei additato come pazzo da entrambe le fazioni. Se la produzione diminuisse sia industriali che operai ne verrebbero danneggiati perché i primi vedrebbero calare gli introiti e fallirebbero e i secondi verrebbero licenziati e non avrebbero niente di che sfamarsi. Di conseguenza questa visione del mondo non è accettata, non è neppure messa sul piatto della bilancia, non esiste. Se il PIL calasse sarebbero guai, giusto? La realtà è diversa ed è semplice. In una società completamente basata sull'idea della crescita e del PIL questo è vero. In una società dove sono concepiti solo capitalismo e marxismo questo è dannatamente vero. In tal caso si chiamerebbe recessione. Ma se invece una società fosse svincolata dal PIL? Se io dico che voglio una società svincolata dalle oscillazioni del PIL sono di destra sono di sinistra o sono di centro? Ed io voglio una società la cui idea di bene comune sia totalmente slegata dalle oscillazioni del PIL, che cresca o cali non mi riguarda. In realtà io già vivo così. Sto già vivendo come se fosse un periodo di recessione e non per paura ma perché questa è la mia vita e ci vivo bene. Sto già facendo decrescere il PIL e la mia non è quindi una recessione ma una decrescita, perché non sto affatto peggio ma anzi molto meglio.

Con questa ideologia della crescita abbiamo spazzato via tutto ciò che non sia scambio di denaro, vendita, aumento della produzione. L'artigianato è diventato industria, la bottega centro commerciale, i contadini proletari, i cittadini consumatori, i vecchi sono diventati inutili e le mamme, anziché educatrici dei loro bambini, si sono trasformate in operaie, manager, impiegate (anziché raddoppiare il numero delle ore per famiglia bastava un part time per l'uomo e per la donna no?). Oggi si sentono già ultra progressisti che parlano di un futuro dove la famiglia è inutile, l'idea stessa è antiquata e frutto di un periodo barbaro dove la gente ancora doveva lottare per sopravvivere, dove i genitori servivano per proteggere e educare i figli e dove i figli, pensa un po', erano un appoggio per la famiglia. I vecchi non producono quindi a che servono? Se devi soltanto cliccare un mouse non serve che ti insegnino ciò che sanno, tanto a te basta sapere il minimo indispensabile. Meglio che se ne stiano in un ospizio. Le ore delle madri con i propri figli sono uno spreco perché queste ultime potrebbero starsene in ufficio o in fabbrica a produrre qualcosa. Qualsiasi cosa. Meglio quindi che i figli restino a scuola fino a tardi, meglio che lo Stato se ne preoccupi con centri appositi, il dopo scuola e via dicendo.

Non dico di abolire tutto né di tornare all'età della pietra, ci sono tante cose positive che questo sistema ha creato. Non tanto destra e sinistra ma il benessere che in parte ne è derivato. Uguaglianza, emancipazione delle donne, libertà di espressione e religiosa e tutto il resto. Dico solo che negli ultimi cinquant'anni abbiamo superato il limite e che sarebbe meglio iniziare a pensare a qualcosa di nuovo per il futuro. Assieme al benessere sono nate due cose completamente nuove: l'alienazione e l'isolamento. E del resto come si fa a restare sani di mente in mezzo al traffico alle 8 di mattina o alle 6 del pomeriggio, magari sotto ad un sole rovente, soffocando per la calura che emana l'asfalto delle strade?

Esistono scuole di pensiero che dicono esattamente questo e cittadini e studiosi che se ne occupano da anni. Solo per restare in Italia cito Maurizio Pallante e Simone Perotti, attivisti della Decrescita Felice (il primo) e del downshifting (il secondo). Semplici cittadini che da tempo hanno deciso di vivere in maniera più sobria a causa di un profondo senso di alienazione verso i meccanismi di questo Sistema.

 

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