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Raramuri

Sono super-maratoneti, detengono ogni record mondiale di corsa dai 100 km in su, ma vivono nell’anonimato e nella povertà più profondi nella Sierra Madre del Messico del Nord. Sono gli indios Tarahumara, una tribù dimenticata dai bianchi, da essi considerati il diavolo, e dal loro stesso Dio. Si sono dati un nome poetico, Raramuri, «piedi che corrono», perché su queste lunghissime distanze volano come se volessero salire al cielo. Non c’è nessuno che li batta, perché per loro i piedi sono delle ali. Vivono di agricoltura e di una strana caccia, quella ai cervi, non con l’arco e le frecce ma coi piedi, la loro unica arma: sfiancano gli animali correndo loro dietro giorni e giorni, finché la preda non si abbatte esausta. Roba da leggenda...
Ennio Caretto
“Corriere della Sera” - 31/07/2002

Citazione presa dal libro: "SOFTWARE LIBERO PENSIERO LIBERO"

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Ellekappa
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scritto da: Antonio
September 23, 2011

Con questa manovra finanziaria, ci dicono, riusciremo a recuperare 4/5 miliardi di euro. Sembrano tanti ma devono essere comparati con ben altre cifre: quelle del debito pubblico italiano. Si tratta di circa 1900 miliardi di euro, senza contare gli interessi: 70 miliardi all'anno (dove c'è un debito c'è un interesse, non l'ho inventato io il sistema).

Il 90 percento del nostro debito pare sia nei confronti delle banche, per metà italiane e per metà straniere. Solo il 10% del debito è verso i cittadini. Regaliamo alle banche circa 70 miliardi di euro di interessi all'anno, a fondo perduto, e stiamo qui a decidere sulle briciole senza mai fare un'analisi seria dei costi, dei flussi di denaro. Quanto costano la Sanità, la Sicurezza, le poste, le istituzioni, la politica? Evidentemente tanto, deve esserci da qualche parte una voragine, un buco nero che assorbe la gran parte della ricchezza e che vuole ovviamente restare celato, che fa parte del tessuto sociale del paese e che ne condiziona le scelte politiche. Tanti interessi, tanti pezzi di potere che non vogliono perdere la poltrona. E non si tratta solo della politica. Questo è un paese profondamente lottizzato. Nessuna maggioranza politica ha interesse nel mettere in discussione certi privilegi acquisiti, nessun governo vuole perdere, prima che il consenso dei cittadini, il consenso di coloro che hanno stabilito uno status quo e che si sono spartiti quello che c'era da spartirsi, dagli ospedali all'esercito, dalle regioni alle provincie, dal parlamento alla gestione degli appalti. Meglio spalmare i costi sui cittadini inermi che mettere in crisi un Sistema.

Ma c'è da dire un'altra cosa, più importante. Questo è un sistema del debito, che è il male endemico del nostro tempo. Gli stati sono indebitati, le aziende sono indebitate, i cittadini sono indebitati. Si nasce indebitati, è come il peccato originale. Avere un debito significa essere schiavi di qualcuno. Delle banche. Oggi la politica è gestita dai banchieri, basta osservare come la BCE indichi all'Italia gli interventi da adottare per uscire dalla crisi. L'Italia non potrà mai pagare il suo debito, non se continua a vivere oltre le sue possibilità. La BCE lo sa benissimo. Ai banchieri sta bene così. E ai politici anche. I politici sono come dei cani rognosi che rosicchiano gli ossi, gli avanzi, quello che i banchieri hanno lasciato. Finito con un paese toccherà al successivo. Dopo la Grecia ci sarà l'Italia. Ci stanno già spianando la strada. Anche il welfare l'abbiamo pagato a debito e come c'era da aspettarselo lo stiamo cedendo, pezzo per pezzo. Viviamo oltre le nostre possibilità all'interno di un sistema costosissimo che divora risorse su risorse, virtuali e reali, che brucia tutto nel calderone della crescita.

Per uscire da questa situazione non c'è che un modo: diminuire il più possibile l'influenza del denaro sulle nostre vite. Svincolarci dalle banche. Renderci autosufficienti, e non soltanto a livello individuale. Come comunità, come regione, come stato. Puntare sulle risorse umane più che sui capitali. Ma chi l'ha detto che tutti i servizi debbano per forza essere mossi dai soldi? Non hanno dunque le persone braccia e gambe per agire? Non sto scherzando: dedicare un po' di ore settimanali, su base volontaria, per svolgere un servizio civile. Ci sono migliaia di  mansioni adatte, più o meno umili. Perché non considerarlo un servizio equivalente al pagare le tasse? Meno soldi che girano, meno banche tra le scatole, più servizi svolti su base volontaria. E non soltanto servizi, anche prodotti. Un agricoltore che fornisse cibo alle mense pubbliche, agli ospedali, alle scuole, non starebbe fornendo un servizio alla comunità paragonabile al pagare le tasse? Perché allora non considerarlo tale? Perché non fare entrare nel computo delle risorse pubbliche disponibili anche la forza motrice dei cittadini? Sarebbe un cambio di mentalità innanzi tutto: sostituire il denaro con il tempo.

Ma questo comporterebbe una minor spesa: meno soldi, meno PIL, meno crescita. Quindi è impossibile. Non bisogna soltanto negare l'idea, bisogna ridicolizzarla, farla apparire stupida. Non vorrete mica sporcarvi le mani personalmente? Meglio farlo attraverso il denaro, meglio se con una donazione online tramite la vostra banca di fiducia, che recapiterà i soldi virtuali da qualche parte nel mondo. Quale? Non lo saprete mai.

 

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