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Raramuri

Sono super-maratoneti, detengono ogni record mondiale di corsa dai 100 km in su, ma vivono nell’anonimato e nella povertà più profondi nella Sierra Madre del Messico del Nord. Sono gli indios Tarahumara, una tribù dimenticata dai bianchi, da essi considerati il diavolo, e dal loro stesso Dio. Si sono dati un nome poetico, Raramuri, «piedi che corrono», perché su queste lunghissime distanze volano come se volessero salire al cielo. Non c’è nessuno che li batta, perché per loro i piedi sono delle ali. Vivono di agricoltura e di una strana caccia, quella ai cervi, non con l’arco e le frecce ma coi piedi, la loro unica arma: sfiancano gli animali correndo loro dietro giorni e giorni, finché la preda non si abbatte esausta. Roba da leggenda...
Ennio Caretto
“Corriere della Sera” - 31/07/2002

Citazione presa dal libro: "SOFTWARE LIBERO PENSIERO LIBERO"

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Ellekappa
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scritto da: Antonio
November 15, 2011

Molti stanno ancora festeggiando per la dipartita di Berlusconi dopo che i mercati mondiali hanno decretato la sua fine. I partiti d'opposizione fingono di essere la causa delle sue dimissioni, mentre invece il mandante è la finanza. Lo spread ha costretto Berlusconi a dimettersi.

Ricordo che prima delle elezioni del 2008 Beppe Grillo diceva che la crisi ci avrebbe colpito in pieno nel corso della legislatura e che Berlusconi sarebbe durato un anno e mezzo. Ha sbagliato, ma di poco, è durato tre anni. Però aveva ragione: non è stata la politica a togliergli la fiducia ma i banchieri europei. Sebbene Berlusconi se ne sia andato seguendo il cerimoniale imposto dal caso, si sia formalmente dimesso perché ormai senza più una maggioranza, sono certo che senza la crisi della borsa e lo spauracchio dello spread sarebbe rimasto in carica fino al 2013. Ha superato gli scandali sessuali e giudiziari, ma quando la finanza lo ha deciso ha dovuto lasciare impotente la poltrona.

Ho sempre criticato Berlusconi fin dal primo giorno del suo governo per i mille motivi che tutti sappiamo, ma non posso credere che la gente stia festeggiando l'arrivo dei banchieri al governo. Per conto mio siamo passati dalla padella alla brace. Sebbene io non sia e non sia mai stato marxista, credo che il compagno Lenin si rivolterebbe nella tomba ad osservare la sinistra italiana che chiede ai banchieri e al capitale finanziario di scacciare il suo avversario politico (della sinistra) e di prendere il potere nelle proprie mani.

Io non so che cosa sia realmente lo spread e non capisco fino in fondo il meccanismo del debito, ma non è possibile che la nostra politica debba essere decretata da una serie di indici nelle mani della finanza e dei banchieri, dai capricci della borsa che un giorno sale e l'altro scende. Non è possibile che i nostri giornalisti (nel complesso) seguano questi trend del mercato e mettano in prima pagina notizie economiche a mio avviso fuorvianti, senza fare una seria analisi dei motivi della crisi. Motivi che non sono accidentali, ma strutturali.

Per fortuna il messaggio della decrescita, a mio avviso l'unico strumento nelle mani delle persone per liberarsi dal giogo della finanza, sta facendo breccia e inizia a circolare tra la gente. Non è più solo una stupida storiella su cui ironizzare una volta che la si è sentita. Io credo che ora che la recessione è davvero alle porte dobbiamo essere capaci di mettere in discussione i dogmi imposti da questa società, capire il reale prezzo che paghiamo all'ideologia della crescita continua. Ma per farlo dobbiamo cambiare, per quanto possibile, il nostro stile di vita e trasformare la recessione in decrescita.

La prima è globale e forzata ed è una forma inumana di schiavitù, la seconda è individuale e volontaria ed è un piccolo passo verso una libertà non soltanto formale, ma materiale.

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