L'importanza dell'energia per la società industriale

Autore: Antonio

Categoria: Premesse e concetti

Scritto il 14-05-2012

La maggior parte delle persone non si rende conto dell'importanza dell'energia per la moderna società industriale. Quasi nessuno prende in considerazione l'aspetto energetico per analizzare il futuro della nostra economia e il senso stesso della nostra cultura. Il fatto è che senza una fonte energetica economica, o se vogliamo, enormemente produttiva, non esisterebbero né l'industria, né la globalizzazione e né, di conseguenza, la crescita. Non credo sia azzardato affermare che l'intero castello economico formalizzato dall'inizio della rivoluzione industriale sia basato in gran parte sulla consapevolezza di possedere una tale riserva energetica. Stiamo parlando ovviamente del carbone e poi del petrolio e del gas.

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Abbattere il pensiero unico della Crescita e del Consumo

Autore: Antonio

Categoria: Decrescita e Transizione

Scritto il 11-05-2012

Mi capita purtroppo di ascoltare dichiarazioni di politici, economisti o simili riguardo alla crisi, alle riforme, al futuro. I temi sono sempre gli stessi: bisogna rilanciare la crescita, bisogna rilanciare i consumi.

Riguardo alla crescita, ne ho scritto molte volte. È una semplice questione aritmetica, una crescita ad un tasso percentuale fisso significa un raddoppio ogni tot anni, impossibile, se non disastroso, perseguirla per un lungo tempo. Richiede energia a basso costo e la capacità di assorbire tutto ciò che si produce. Oggi abbiamo finito lo spazio e l'energia è più costosa e a breve inizierà a scarseggiare. L'idea di rilanciare i consumi, e quindi la crescita, convincendo le persone a spendere è emblematica della cultura di questo periodo. Come mi è capitato di sentire da qualcuno, significa che non stiamo più producendo per consumare (quindi godere di) un bene, ma stiamo consumando per poter produrre.

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Ufficio di scollocamento - Simone Perotti

Autore: Antonio

Categoria: Decrescita e Transizione

Scritto il 08-05-2012

Ammiro Simone Perotti per il suo continuo tentativo di mostrare con l'esempio come la vita possa essere molto più felice e piena con meno. Meno cose, meno soldi, meno impegni. È un tirarsi fuori da un meccanismo che non ha più senso, che forse ne ha avuto in passato, ma che sta cadendo a pezzi, tenuto in piedi da un sistema dell'informazione che finge che tutto possa continuare, e stia continuando, come sempre. Che la crescita infinita abbia un senso, che la globalizzazione sia il futuro, che il consumismo ci renda felici.

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La globalizzazione

Autore: Antonio

Categoria: Premesse e concetti

Scritto il 06-05-2012

La crescita economica e la globalizzazione sono strettamente legate, non credo abbia senso parlare dell'una senza parlare dell'altra. Per capire un concetto serve un esempio, perciò cercherò di spiegare la globalizzazione con il seguente passo di Andrew Simms, della New Economy Foundation:

Nel 2004 la Gran Bretagna ha importato 17,2 milioni di kg di wafer e di cialde ricoperte di cioccolato e ne ha esportati 17,6 milioni; abbiamo importato 10,2 milioni di kg di latte e di panna dalla Francia e ne abbiamo esportati 9,9 milioni. Per la Germania le cifre relative alle stesse merci sono state di 15,5 milioni e di 17,2 milioni di kg. Sempre dalla Germania ci sono arrivati 1,5 milioni di kg di patate e noi gliene abbiamo spediti ugualmente 1,5 milioni. Abbiamo importato 43.000 sciarpe dal Canada, esportandone 39.000. Le bevande stanno facendo il giro dei mercati internazionali. La Gran Bretagna, nel 2004, ha importato birra per un valore di 310 milioni di sterline e ne ha esportata per 313 milioni. Per quanto riguarda i superalcolici, le cifre sono rispettivamente di 344 milioni e di 463 milioni di sterline. Ancora, abbiamo importato 44.000 tonnellate di pezzi di pollo surgelato, mentre abbiamo esportato 51.000 tonnellate di carni di fresche di pollo.

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Il futuro energetico: il problema del picco del petrolio

Autore: Antonio

Categoria: Premesse e concetti

Scritto il 03-05-2012

Per picco del petrolio si intende il momento in cui la produzione mondiale annua di energia da combustibili fossili, petrolio e gas, raggiungerà un punto massimo oltre il quale inizierà a calare. Se consideriamo le riserve di petrolio convenzionale nella crosta terrestre (circa 1200 miliardi di barili) e la quantità di petrolio che l'umanità utilizza ogni anno (circa 30 miliardi di barili), il petrolio sarà finito in 40 anni. Ma questo punto di vista, seppur significativo, non contempla l'idea del cosiddetto "calo di potenza", che è invece l'argomento del picco di produzione del petrolio e del gas naturale. Il problema attuale non è sapere quanto ne resta, ma sapere quanto velocemente possiamo estrarlo per soddisfare i bisogni, in crescita, delle società umane.

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Il riscaldamento globale

Autore: Antonio

Categoria: Premesse e concetti

Scritto il 30-04-2012

La temperatura globale del pianeta si è alzata di circa 0.8 gradi centigradi dal 1880 e continua ad aumentare ad una velocità di circa 0.1 gradi ogni 10 anni. Che questo stia accadendo nessuno lo nega. La maggior parte degli scienziati sono concordi nell'affermare che tale fenomeno è in gran parte dovuto a cause antropiche, in particolare all'aumento della concentrazione di CO2 nell'aria e al conseguente aumento dell'effetto serra. Un recente studio della NASA ha ulteriormente confermato questa ipotesi. La concentrazione di CO2 è aumentata da circa 285 parti per milione nel 1880 a 390 parti per milioni nel 2011, e non accenna a fermarsi. Le principali cause di tale aumento sono la combustione di combustibili fossili (carbone, petrolio, gas) e la deforestazione.

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Il termometro della crisi

Autore: Antonio

Categoria: Riflessioni

Scritto il 19-03-2012

Il termometro della crisi non è, come ci viene detto, lo Spread, indice per altro incomprensibile. Il termometro della crisi è il prezzo del petrolio. Per capirlo è sufficiente osservare l'andamento del prezzo del greggio dal 2004 in poi, anno in cui è iniziato il picco di petrolio, ampiamente previsto già molti anni prima. Gli economisti e i politici continuano a tirare in ballo problemi finanziari ed economici come cause della crisi, mentre a parer mio non sono nient'altro che conseguenze di un fatto più concreto e semplice da capire: la crescita della domanda di petrolio, conseguenza dell'aumento della produzione e quindi del PIL, non è più sostenuta da una altrettanto rapida crescita dell'offerta (di petrolio), che infatti è stabile dal 2004. Questo fa lievitare i prezzi fino ad un punto di rottura, che provoca inevitabilmente una nuova recessione. Il fatto che i limiti fisici dei giacimenti di petrolio non possano essere modificati crea un tappo alla crescita molto più reale e stazionario di tutta questa patacca finanziaria tanto virtuale quanto perpetua che cercano di rifilarci.

Come detto, per capire la situazione economica globale basta andare ad osservare il prezzo del greggio. L' U.S. Energy Information Administration (eia) mette a disposizione lo storico di tale prezzo dal 1986 ad oggi, così io mi sono divertito a costruirne il grafico dal 2004 in poi, anno del picco del petrolio. Lo trovate sotto. Di grafici simili se ne trovano in internet in molti siti differenti.

prezzo petrolio

guarda l'immagine ingrandita

Come potete vedere nel grafico sono presenti due curve, una rossa e una blu, ognuna indicante il prezzo di un tipo di qualità di petrolio, il Brent e il WTI. Si vede chiaramente l'incremento dei prezzi dal 2004 in poi sia per il Brent che per il WTI, mentre dal 1986 al 2004 tale prezzo era lentamente cresciuto, con piccole oscillazioni, da 20 dollari al barile a 30 dollari al barile. Dall'inizio del picco la crescita è stata incontrollata, tanto che nel 2008 sia il Brent che il WTI sono schizzati a quasi 140 dollari al barile. La ripida susseguente discesa, fino a circa 40 dollari al barile, indica l'inizio della crisi finanziaria ed economica del 2008/2009. Quindi il petrolio sale rapidamente a causa dell'aumento della domanda, dovuto alla crescita economica, e alla stagnazione dell'offerta. Ad un certo punto il prezzo è tanto alto da provocare un crash economico finanziario e un tremendo periodo di recessione.

Come si nota dalla metà del 2009 il prezzo ha nuovamente iniziato a crescere, segno evidente dell'inizio della ripresa economica e del nuovo aumento della domanda. Notate come in soli due anni e mezzo il prezzo del greggio sia tornato a livelli stellari, vicini al punto di rottura del 2008 (100 dollari il WTI e 120 il Brent). A tale nuovo picco è seguita una nuova discesa, e potremmo anche azzardare a sovrapporre questa discesa con la nuova crisi economica della seconda metà del 2011.

Tale grafico è a parer mio molto più indicativo della situazione attuale di tutta quella sfilza di indici economici e finanziari che giornalisti, economisti e politici ci propinano quotidianamente attraverso i media. La realtà è semplice e la capirebbe anche un bambino: abbiamo raggiunto il punto in cui, come società, ci stiamo scontrando con uno dei limiti fisici del pianeta, oltre il quale non possiamo crescere.

Perciò se volete sapere quando sarà il prossimo crash, forse definitivo, andate a guardare il prezzo del petrolio. Oggi siamo a 107,74 dollari al barile per il WTI e 125,61 per il Brent. Se tale cifra dovesse nuovamente toccare quota 140 vi consiglio di preoccuparvi.

 

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Crescita esponenziale

Autore: Antonio

Categoria: Decrescita e Transizione

Scritto il 09-03-2012

Mi sono imbattuto qualche tempo fa in un video del professor Albert Bartlett, il quale sostiene che il più grande difetto della razza umana sia quello di non capire la funzione esponenziale. E io credo che sia vero. Provo a spiegare che cosa significhi.

Si parla spesso di crescita ad un tasso percentuale fisso. Pensiamo ad esempio al valore della moneta, che cresce annualmente con un tasso pari all'inflazione. Si dice che questa o quella cosa cresce di un tot percento all'anno. La popolazione aumenta con un tasso dell' 1% all'anno. Il PIL aumenta con un tasso del 3% all'anno. Esistono infiniti casi analoghi. Ma che cosa significa davvero?

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Manifesto-appello del movimento per la decrescita felice

Autore: Antonio

Categoria: Decrescita e Transizione

Scritto il 21-02-2012

Ho sentito parlare concretamente di decrescita circa tre anni fa, mentre seguivo un video di Maurizio Pallante che illustrava i motivi della crisi in corso. Posso affermare che ne sono rimasto incantato, perché si trattava di un punto di vista talmente lontano da quello ufficiale da apparire stranamente vero. Oggi riesco a comprendere meglio quel messaggio e continuo a ritenere che in mezzo al coro di voci di dubbia provenienza che blaterano di decrescita senza sapere di cosa si tratti, la Decrescita Felice promossa da Pallante sia davvero l'unica con la D maiuscola, per me l'unica simile per idee e obiettivi al movimento delle Transition Towns nato in Inghilterra e Irlanda e diffusosi in altre parti del pianeta.

Dal sito della decrescita felice (www.decrescitafelice.it) è possibile scaricare un manifesto-appello redatto da vari autori riguardo al problema del debito pubblico e al destino delle nostre società globalizzate.

Ecco il documento: manifesto-appello.pdf

 

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Un futuro con meno energia

Autore: Antonio

Categoria: Decrescita e Transizione

Scritto il 09-02-2012

 

La nostra società è davvero fragile, dobbiamo aprire gli occhi e rendercene conto. Se di colpo qualcuno dei canali di rifornimento che ci danno sostentamento energetico e alimentare venisse meno, sarebbe il caos e la carestia. Pensate se decidessero di tagliare il canale del gas, o del petrolio, che importiamo da altri paesi. Pensate a cosa succederebbe se i camion non arrivassero più a rifornire i supermercati con prodotti provenienti dall'altro capo del mondo. Vedremmo il panico diffondersi nelle strade, vedremmo il crollo del nostro sistema consumistico nel giro di 24 ore.

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