Ho letto questo brano nel libro di Pallante intitolato "La decrescita felice". Mi ha fatto tenerezza. Sembra la preghierina della sera a Gesù bambino. Qualcuno che si era illuso di capire i meccanismi e i vantaggi del progresso, ma che adesso è sorpreso e spaventato di fronte a risvolti imprevisti. E non sa bene cosa pensare.
Prima di trasferirmi in città per trovare lavoro, al paese ho sempre bevuto acqua di sorgente. L'acqua dell'acquedotto non ce la faccio proprio a berla. Ma con i soldi dello stipendio posso comprarmi l'acqua di sorgente imbottigliata. E pagare la benzina necessaria per andare a prenderla e portarla a casa. Sì lo so che al paese non la pagavo nulla e che le bottiglie di plastica fanno aumentare i rifiuti, ma io ho una coscienza ecologica e sono convinto che non c'è futuro per l'umanità senza uno sviluppo sostenibile. Per questo faccio una scrupolosa raccolta differenziata. Inoltre comprando l'acqua in bottiglia sostengo l'occupazione nelle aziende che producono bottiglie di plastica, nelle aziende che imbottigliano l'acqua, nelle aziende di trasporto, nelle agenzie pubblicitarie che inventano tanti spot spiritosi, nelle aziende che raccolgono e smaltiscono i rifiuti. Sono un benefattore dell'umanità.
Eppure, nonostante i miei comportamenti virtuosi, adesso vogliono costruire un termovalorizzatore nel quartiere in cui abito. Dicono che è un impianto sicuro e non emette inquinanti, come i vecchi inceneritori. Anzi, le ultime analisi dimostrano che ne esce un'aria più pulita di quella che entra. D'altra parte se i rifiuti aumentano occorrerà pure trovare un sistema ecologicamente corretto di smaltirli.
Però l'inceneritore, pardon il termovalorizzatore, avrei preferito che lo facessero un po' più lontano da casa mia.
L’Italia al microscopio. Una descrizione più fedele e minuziosa non è davvero possibile. Forse un giorno questo breve documentario satirico verrà incluso negli archivi storici riguardanti il ventennio Berlusconiano a cavallo del nuovo millennio, dominato da una politica bassa e meschina, dall’assenza di valori, e dalla feccia che risale il pozzo. Lo mostreremo ai nostri figli come testimonianza del passato, e resterà nei nostri annali al posto degli editoriali annacquati di quei sedicenti giornalisti venduti che con indefessa convinzione giustificano quello che sta accadendo sotto i loro occhi. E resterà assieme ai monologhi di altri artisti che in assenza di un’alternativa credibile si sono caricati sulle spalle l’arduo compito di salvare questo bistrattato Paese


Ecco qui il celeberrimo "Campo di grano con corvi" e il meno conosciuto "Campo di grano sotto un cielo nuvoloso". Niente da fare, l'unico modo per apprezzare i reali colori di un quadro è vederli dal vivo, nessuna foto rende giustizia ai dipinti, soprattutto a quelli di Vincent.
Questi due quadri si trovano entrambi al museo Van Gogh ad Amsterdam, nella stessa sala, sulla stessa parete, uno di fianco all'altro.
(continua)
Volevo lasciarvi con una serie di video di Maurizio Pallante (trovati su youtube) a proposito della Decrescita Felice. Consiglio vivamente di guardarli, a mio modestissimo parere si tratta di spunti di riflessione utili e chiari, in parte ovvi (con il senno di poi), in parte rivoluzionari. Sono delle linee guida per la politica e la società e focalizzano una serie di problemi che tutti sentiamo, forse, ma che spesso non riusciamo a distinguere. Spostano il punto di vista dal quale siamo abituati ad osservare l'economia, valorizzando aspetti solitamente trascurati, e indicando aspetti che spesso vengono dati per scontati, ma che scontati proprio non sono. Il problema è l'ammasso di preconcetti che ci annebbiano la vista e che ci fanno ricadere nelle medesime considerazioni trite e ritrite. Il tentativo della decrescita (da distinguere dalla recessione) è quello di analizzare il problema economico con un approccio innovativo. Si vuole mettere in dubbio le fondamenta stesse dell'economia per provare a sintetizzare delle conclusioni del tutto nuove e spesso illuminanti.
Vi lascio inoltre una descrizione della decrescita fatta da Pallante:
La decrescita è elogio dell' ozio, della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c'è progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all' effimero; attingere al sapere della tradizione; non identificare il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamare consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell'acquistare non è il consumo ma l'uso; distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione. La decrescita è la possibilità di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ri-collochi l'economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio.
Maurizio Pallante
Vi lascio con le parole con le quali Lawrence Lessig descrive il lavoro della Free Software Fondation (FSF) a favore della libertà, un valore che sta via via scomparendo (benché i nostri brillanti amministratori stiano cercando di farci credere il contrario)
Antonio
As I've said many times the Free Software Foundation and Richard Stallman's work represents the most important work for freedom that this culture, the American culture, has seen in many many generations because it takes the ideas of freedom and it removes it from the ivory tower, and it removes it from lawyers, and places it in a community--a technology community--that is one of the most important communities defining the contours of freedom that most people in our culture and increasingly around the world will know. And to have the battles over these ideas of freedom expressed in this context is extraordinarily important.
We took the same ideas that Richard launched in the Free Software Foundation and tried to carry them over to culture, in areas of music and art and education and science to take the same struggle to define what the scope of a free culture should be and have people from those communities engage in that conversation. So we've benefited enormously from the ideas that Richard first launched in the Free Software Foundation and in the free software community more than 25 years ago and we think people ought to give back to those who inspire in such an extraordinary way.
I'm honored to contribute again this year as I do every year and I would hope you do to, because this is a movement that needs our support. Not just in the context of technology, but in every place where these ideas of freedom need to be pushed. So thank you for this opportunity and thank you for supporting the Free Software Foundation.
Lawrence Lessig
Costruire ancora strade mi sembra assurdo. Non ce ne sono già abbastanza? Guardatevi attorno, ormai l'aspetto caratteristico delle nostre città è l'insieme delle distese di cemento e delle file luccicanti e sferraglianti di automobili. Dentro quelle automobili ometti impazienti di giungere a destinazione. Ma vi piace davvero? Quando viaggiate in auto e siete travolti da questo flusso di veicoli che vi circonda, inglobati nel traffico, vi divertite? Non avvertite questo distacco sempre più profondo dalla nostra natura animale che anziché asfalto e smog chiede prati verdi e aria fragrante? Non vi sentite frustrati da questa frenesia diffusa che vive nelle strade e che vi cozza contro ad ogni curva, ad ogni sorpasso, ad ogni semaforo arancione, ad ogni incrocio, ad ogni clacson sguinzagliatovi contro? Offesi. Increduli. Stanchi. Mi domando se tutto questo ingorgo ha uno scopo concreto, come concreto è il bisogno di respirare e dormire, se è davvero una cosa che dobbiamo assolutamente sopportare essendo creature dall'intenso bisogno sociale. Che cosa accadrebbe se tutti ci fermassimo per un attimo, per un giorno, per una settimana, se tutti ci fermassimo e iniziassimo a domandarci dove stiamo correndo?
"La Marcia dei Pinguini" è un film-documentario sulla vita dei pinguini imperatore e sui nove mesi che dedicano all'accoppiamento, alla cova dell'uovo e allo svezzamento del piccolo.
I pinguini imperatore si riuniscono tutti nell'Oamok, un territorio riparato e dal ghiaccio spesso, l'unico ambiente che permetta la vita dei piccoli pinguini. Gli adulti si sottopongono a lunghissime marce, a mesi di digiuno e di immobilità nel gelo dell'inverno antartico per dar vita a un piccolo e proteggerlo da intemperie e predatori.
Le scene della loro danza nuziale e del loro accoppiamento sono di una dolcezza commovente, con la voce di Émilie Simon in sottofondo.
(continua)
